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Sterpaglia – terza uscita di un aperiodico errante kavernicolo

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Altrimenti lo si può trovare in giro o sui muri della città

Nel numero di Settembre 2020:

Il Caos delle chimere
La conquista della coscienza infelice
Carogne e fischietti
Paura?!

Il Caos delle chimere

La vita, per i più, appare indifferente. Alla ricerca di un sapere, vengono pazientemente cucite, col filo della razionalità, della scienza e della legge, le lacerazioni dell’esistenza, riportando in un’atmosfera neutra le scelte degli individui. Si tratta di decidere tra etica e società dello spettacolo, una scelta che modifica radicalmente il corso dell’esistenza, un vero e proprio aut-aut. La scelta etica dimostra che non si può vivere senza sentire l’importanza del sentiero intrapreso, perché vivere è scegliere e precipitarsi nell’abisso dell’esistenza. Niente è più terribile che fuggire in silenzio senza smascherarsi, dissolvendosi come spettri. Aprendosi alle molteplici possibilità penetrando l’oscuro ignoto, con l’intento di uscire dal turbinio della verità e del giusto, si sprofonda nel dubbio. Vivere di continuo nel momento, dissolversi nel godimento e donarsi ai tentacoli della passione nel tentare di elevarsi verso la libertà. La scelta non può che essere etica. Non scegliere conduce ad annegare nel crudele mondo dell’indifferenza ingannando se stessi ed inciampando in una ripetizione angosciante di una vita che odora di cadavere. Dalle carni imputridite questi spettri seguono le orme del dominio camminando nel simulacro della realtà.

Citando Victor Hugo: «Cercava di consigliare e calmare l’uomo disperato indicandogli l’uomo rassegnato, trasformando il dolore che guarda una fossa in quello che fissa una stella». Perché non ritrovare le radici della propria esistenza entrando in tenebrose caverne inesplorate? Potremmo dare forma ai nostri sogni e far scoccare la scintilla?

La conquista della coscienza infelice

Ogni forma di dominio ha la sua estetica, ed il dominio democratico ha la sua estetica democratica. È bene che quasi tutti possano ora avere le belle arti a portata di mano, solo che girino una manopola, o mettano piede nel supermercato. Nel corso di tale diffusione, tuttavia, esse diventano ingranaggi d’una macchina culturale che riforma per intero il loro contenuto. L’alienazione artistica soccombe, insieme con altri modi di negazione, al progredire della razionalità tecnologica. In qual misura il mutamento sia profondo ed irreversibile appare chiaro quando esso sia visto come un risultato del progresso tecnico. Nello stadio attuale le possibilità dell’uomo e della natura sono definite a nuovo, in corrispondenza con i nuovi mezzi disponibili per realizzarle, ed alla loro luce le immagini pretecnologiche stanno perdendo il potere che avevano. Il loro valore di verità dipendeva in larga misura da una dimensione invitta ed incompresa dell’uomo e della natura, dagli stretti limiti posti all’organizzazione e alla manipolazione, dal «nucleo insolubile» che resisteva all’integrazione. Nella società industriale pienamente sviluppata questo nucleo insolubile viene progressivamente eroso dalla razionalità tecnologica. È ovvio, la trasformazione fisica del mondo implica la trasformazione mentale dei simboli, delle immagini e delle idee che ad esso si riferiscono. È ovvio, quando città e autostrade e parchi nazionali prendono il posto di villaggi, valli e foreste, quando i motoscafi sfrecciano sui laghi e gli aeroplani tagliano i cieli, allora questi luoghi perdono il loro carattere di realtà qualitativamente differente, di luoghi-contraddizione. Nel momento in cui le grandi parole della libertà e del progresso sono pronunciate da capi e politici nel corso d’una campagna elettorale, sugli schermi televisivi, sui palcoscenici e alla radio, esse si trasformano in suoni insignificanti che traggono significato solamente dal contesto in cui si mescolano propaganda, affari, disciplina e rilassamento. Questa assimilazione dell’ideale alla realtà fa fede nella misura in cui l’ideale è superato. Costretto a sloggiare dal regno sublimato dell’anima e dello spirito o della vita interiore, esso viene tradotto in termini e problemi operativi. Ecco gli elementi progressivi della cultura di massa. La perversione sta ad indicare che la società industriale avanzata si trova ormai dinanzi alla possibilità di dar corpo materiale agli ideali. Le sue capacità stanno progressivamente riducendo la sfera di elementi sublimati in cui la condizione dell’uomo era rappresentata, idealizzata, e posta sotto accusa. L’alta cultura diventa parte della cultura materiale, e perde, nel corso della trasformazione, la maggior parte della sua verità.

Herbert Marcuse

Carogne e fischietti

La società dello spettacolo non esaurisce la totalità degli aspetti del dominio. Il mito della ragione tecnica su ogni aspetto della vita separa la conoscenza da ciò che viviamo. È chiaro che la ricerca della distruzione del mito di questo mondo decrepito passi per la provocazione della gratuità, per il rifiuto della mercificazione, per la meraviglia dell’utopia e la critica radicale alla tecnologia. L’economia in crisi se non viene distrutta non perisce, ma diviene economia della crisi. Allo stesso tempo la crisi della cultura se non viene oltrepassata sopravvive nella cultura della crisi. Pandemia e carestia, economia e cultura. Per questo la leggerezza del negativo contro il positivismo del tutto andrà bene potrà scatenare le possibilità per la liquidazione della polizia, dei preti, del denaro, delle chiese, delle caserme, dei supermercati, dei sindacalisti, dei tecnici, dei capi zelanti e di tutte le forme di abbrutimento, mettendo nello stesso senso l’universo e il desiderio, liberandosi del nostro servizio a questo mondo per liberarsi insieme ad altri servi. L’essere umano APPiattito a funzione tecnica non diviene oggetto? L’appello al sacrificio va di pari passo con la mutilazione. E se il segreto fosse riconoscere le proprie zone d’ombra e le conseguenti possibilità nascoste? L’apparato tecnico è prodotto in funzione dell’annientamento di qualunque sogno che non resti nella cornice del già dato. Per questo dalla società dello spettacolo si è passati alla società della tecnica. Prima i desideri venivano trasmutati in bisogni, oggi è solo il bisogno che ci fa interrogare solamente sui mezzi da usare per resistere alla mancanza di desideri. E il fine? E chi lo pensa più. Mezzi, mezzi, mezzi, solamente mezzi. Se il camice bianco nasconde il potere sui corpi e lo sbirro ci soffoca con il suo ginocchio al collo, come rendere la poesia alla portata di tutti? Sconvolgere ancora questo ordine e le sue mille abitudini per guardare il mondo e farlo crollare, come in una poesia di Benjamin Péret, resta ancora, nel suo inespresso lungo respiro, il sorgere dell’aurora contro lo strangolamento generalizzato:

«É crepato

Vermi divorate questa carogna

Fino in fondo

e che le sue ossa diventino fischietti per la rivoluzione»

D’altro canto l’impossibile resta pur sempre il minimo desiderabile e nessuna operazione poliziesca chiamata ingenuamente “Bialystok” potrà incatenare la criminale idea della libertà.

Sterpaglia Settembre 2020

Fonte: csakavarna