Messina – Manifesto in solidarietà ai prigionieri dell’Operazione Bialystok

LA RIVOLTA E’ INESTIRPABILE

Venerdi 12 giugno, alle cinque e trenta del mattino i ROS (Reparto dei Carabinieri) irrompono in alcune abitazioni e case occupate per arrestare quella che gli organi inquirenti definiscono una cellula terroristica anarchica. Le pagine di quotidiani nazionali e locali riportano la notizia con grande clamore e articoli fotocopia, emettendo una sentenza di colpevolezza prima ancora di qualcunque processo che i nostri compagni dovranno affrontare, in un’ennesima dimostrazione di scorrettezza e sudditanza al potere.

Ma di cosa sono accusati i nostri compagni nell’Operazione Bialystok? Due sono i fatti specifici degni di nota: l’ordigno alla caserma dei caramba e l’incendio di alcuni veicoli dell’ENI. Nonostante i roboanti annunci degli omini in divisa – poteva essere una strage! – nessuno si è fatto male nell’esplosione del termos davanti la caserma a San Giovanni: eppure in quanto forze armate, membri di un esercito, di vittime, di bombe e di morte, dovrebbero intendersene: non vale neanche la pena fornire un elenco, seguirebbero troppe parole e troppo dolore. Restituirgli un po’ del loro rumore, è il minimo.

La tragedia delle macchine bruciate è altrettanto grottesca: bisogna essere proprio degli efferati criminali per sabotare le proprietà di un’azienda petrolifera che da decenni affama intere comunità avvelenando i loro territori, che depreda risorse energetiche, che causa morti e sofferenze in nome del suo margine di profitto. Povera ENI, vittima di queste canaglie. Ma aldilà dei due eventi più spettacolari, quello di cui sono accusati i sette è qualcosa di più profondo: Il desiderio di sovvertire il mondo; su questa accusa, vorremmo fare chiarezza e rassicurarvi sin da subito: non vi sbagliate.

Vi forniamo confessione completa e vi regaliamo lo scoop: siamo tutti copevoli, i sette arrestati e tutti gli altri individui, dietro le sbarre o in “libertà”, che provano disgusto per questo sistema di oppressione e agiscono per sbarazzarsene. Ogni giorno nel mondo piccoli e grandi sabotaggi, azioni più o meno violente, manifestazioni più o meno arrabbiate, scritti, canzoni e pensieri, testimoniano il desiderio di farla finita con questo mondo che ci asfissia. Siamo tutti copevoli.

Così quest’iperbole trova il suo compimento, così questo ribaltamento oppressi/aguzzini diventa manifesto: chi passa la vita a comndare e obbedire, applica la sua visione da servo a tutto ciò che osserva. Così, dei rapporti di amicizia, affinità, di fiducia diventano un’organizzazione con tanto di capo e sottoposti: una cellula eversiva; la solidarietà espressa a chi è in galera in Italia o magari ucciso dall’altra parte del mondo, è una cospirazione internazionale, per chi è così miope da vedere solo la sua carriera e i suoi interessi personali; avere a cuore una causa è incomprensibile e sanzionabile solo per chi il cuore non ce l’ha. sarà per questo che ci ingabbiano scrivendo queste idiozie.

Per questo si sbagliano pensando che fatta fuori una “cellula”, come la chiamano loro, possono spegnere la lotta contro l’oppressione del capitalismo e degli stati.

Per questo mille fiori solidali stanno già sbocciando.

Libertà per Claudio, Flavia, Nico, Roby, Fra, daniele, Paska. Libere Tutti!

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