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Contributo in occasione dell’inizio del processo Prometeo e delle varie udienze autunnali

Contributo in occasione dell’inizio del processo Prometeo e delle varie udienze autunnali.

All’alba del 21 maggio 2019 i ROS di Torino hanno dato il LA alla fantomatica Operazione Prometeo irrompendo nelle nostre vite e sequestrandoci nelle patrie galere, accusati di attentato con finalità di terrorismo.

Quasi tre anni di indagine se vogliamo includere i  dieci mesi post arresti in cui hanno continuato a raccogliere materiale probatorio, accorpando anche intercettazioni ambientali estrapolate dai colloqui in carcere coi famigliari. TRE anni di pedinamenti e di spionaggio delle nostre vite, delle nostre relazioni amicali e affettive. TRE anni impiegati a consolidare il costrutto di una nostra personalità mostrificata da portare in sede processuale per giustificare un impianto accusatorio retto su ben poche prove inerenti al fatto specifico, ovvero l’accusa di spedizione di buste esplosive all’allora direttore del DAP Santi Consolo, e ai due pubblici ministeri Roberto Sparagna e Antonio Rinaudo.

Leggendo le carte risulta evidente come la mole indescrivibile di materiale raccolto con cui ribadiscono il nostro essere anarchici e anarchiche refrattarie all’ordine costituito superi di gran lunga le presunte prove sull’episodio in sè. Prove che, come già spiegato in altri scritti, ammonterebbero a un paio di riprese sgranate in cui si ipotizza l’acquisto di alcuni materiali senza che sia possibile in alcun modo provarne l’acquisto, e un paio di intercettazioni fra le tante che gli inquirenti reputano indicative di un presunto coinvolgimento senza considerare che si tratta di dialoghi completamente decontestualizzati e abilmente ricostruiti con quel po di malizia e astuzia con cui ormai da decenni imbastiscono inchieste del genere. Un’accozzaglia di elementi un po’ buffa diciamo, su cui ci si potrebbe quasi ridere sopra, se non fosse che due di noi continuano a rimanere rinchiusi e che la posta in gioco è di anni 20-30 di reclusione, se il capo di imputazione dovesse mai reggere a processo. Il messaggio più o meno esplicito che abbiamo potuto leggere fra le righe delle varie sentenze di rigetto alle richieste di scarcerazione è questo qua: se non è possibile affermare con certezza chi siano i responsabili, il fatto che siano anarchici e che non abbiano mai fatto mistero della loro simpatia nei confronti di determinate pratiche basta e avanza per vincolarli al fatto specifico.

In questo procedimento andrebbero  prese in considerazione quelle che sono le parti offese. Il capo dei capi della polizia penitenziaria, e due magistrati del tribunale di Torino. Tre uomini di Stato insomma, che ne rappresentano le veci secondo la sua più becera declinazione punitiva e coatta adottata nei confronti di chi è incapace di stare alle regole del gioco. Entrando nel merito di questi personaggi e delle nefandezze di cui si sono resi responsabili la realtà dei fatti parla chiaro. Tanto per citarne qualcuna, il DAP è responsabile di rendere le galere dei luoghi di tortura, basti ricordare  i 14  prigionieri morti durante le rivolte di marzo o la carneficina dello scorso 6 aprile nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. La normalità di questi luoghi rivela  decine di suicidi annuali,  botte e accanimenti contro i singoli detenuti che decidono di conquistarsi condizioni più “dignitose”.

Antonio Rinaudo invece è stato negli ultimi anni impegnato nella feroce repressione della lotta contro il TAV, contro gli sfratti, contro i CPR e  contro la gentrificazione del quartiere Aurora di Torino.

Roberto Sparagna risulta ben noto alle cronache per essere l’artefice del maxi processo Scripta Manent con cui vorrebbero seppellire sotto decine di anni di galera compagni e compagne ritenuti responsabili di una sfilza di azioni dirette che hanno reso tormentosi i sonni dei padroni negli ultimi 20 anni. E’ a partire dalla condanna in primo grado che sono in seguito sortite altre operazioni repressive, come Prometeo o come la recente Bialystock che appaiono quasi come dei prolungamenti di Scripta Manent per provare a stroncare chiunque abbia azzardato essere complice della “Champions League” dell’anarchia, come l’ha definita Sparagna riferendosi agli imputati del maxi processo. Insomma, per loro esistono dei cattivi che si spingono oltre il limite dell’accettabilità democratica, e se qualcuno osa essere solidale con i cattivi va represso a sua volta. Che sia da monito per tutti e tutte. Considerando l’essenza e il calibro delle parti offese è ancora più palese il messaggio inquisitorio: la risposta va data, qualcuno va per forza punito indipendentemente da un suo coinvolgimento provato nel fatto specifico che addirittura assume quasi meno rilevanza rispetto al contorno. E visto che sono anarchici solidali con i cattivi si prestano a pennello per una punizione esemplare. Non c’era bisogno di uno spionaggio ossessivo e maniacale delle nostre esistenze durato tre anni per ricavare la morale della favola da portare a processo, ovvero che questo mondo così com’è ci fa schifo e che non intendiamo vivere un’esistenza a testa china. Non ne abbiamo mai fatto mistero.

Anche a questo giro si riesuma la ben nota impostazione repressiva per cui quando avviene un attacco contro i tentacoli statali si inquisisce chi difende pubblicamente determinate pratiche e chi solidarizza con chi ne è accusato. In un momento storico come quello odierno, in cui ben oltre 300 compagni e compagne si trovano sotto  processo, è ancora più importante sottolineare che non esistono anarchici buoni e anarchici cattivi, che non cadiamo nel tranello delle loro divisioni strumentali, e che siamo solidali con chiunque abbia a cuore la lotta contro lo Stato. Che l’accusa di strage adoperata contro Alfredo e contro Juan accusato di un attacco contro la sede della Lega ci ripugna, e che è lo Stato lo stragista per eccellenza con la sua democrazia imposta a suon di bombe sganciate e chiavistelli, di filo spinato e di frontiere, di nucleare e di inquinamento elettromagnetico, di lavoro salariato, di terrorismo mediatico, di coprifuoco e indifferenza. E soprattutto ribadiamo che è lo Stato a colpire in maniera indiscriminata, nel mucchio.

Natascia e Beppe al momento sono ancora rinchiusi da quasi un anno e mezzo, in attesa di un processo che tarda ad arrivare dopo la pausa giudiziaria per il covid e dopo il cambio di competenza territoriale dalla procura di Milano a quella di Genova. Beppe si trova rinchiuso nella sezione protetti del carcere di Pavia sotto input del pubblico ministero che ha richiesto questa collocazione infamante, e a Natascia è stata recentemente richiesta dal carcere e riapplicata dal gip una censura stringente sulla corrispondenza con giustificazioni alquanto improbabili.

L’udienza preliminare è fissata per l’ 11 novembre al tribunale di Genova e da lì verrà poi deciso come procedere per il processo vero e proprio. In queste settimane si stanno aprendo e concludendo altri procedimenti e va ribadita vicinanza e solidarietà con le compagne e i compagni sotto processo per Scripta Manent, Bialystock, Lince, Panico, Scintilla,  Ritrovo, con chi è inquisito per i fatti del Brennero e con chi è ristretto per la sorveglianza speciale. Solidarietà con Juan, Carla e Vincenzo su cui pende la richiesta di estradizione per i fatti del G8 2001.

Solidarietà con Davide Delogu che non ha mai smesso di lottare nonostante i trasferimenti, con Mauro Busa accusato di aver sabotato un impianto ENI e una sede di casapound, e con tutti e tutte le prigioniere che andranno a processo per essersi rivoltati contro la normalità mortifera del carcere durante le prime settimane di marzo.

Un caloroso abbraccio a Natascia in sciopero della fame e a chi ha intrapreso lo sciopero del carrello di queste settimane.

Robert

Ricordiamo gli indirizzi per scrivere ai compagni ancora rinchiusi:

NATASCIA SAVIO
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STRADA DELLE NOVATE 65
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GIUSEPPE BRUNA
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VIA VIGENTINA 85
27100 PAVIA

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Fonte: RoundRobin