Bristol (Inghilterra) – Progetto Fenice #14

In tutta Bristol, tra il 9 e 10 Giugno, abbiamo lasciato 7 ripetitori telefonici in fiamme. Il proseguimento quotidiano della società capitalista dipende dal flusso ininterrotto (di beni, persone, dati e energia) e la rete di comunicazione non fa eccezione. Il limitato uso di questi flussi dalla gran parte di noi maschera solo il modo in cui essi vengono usati principalmente per garantire e imporre l’ordine dominante, e aumentarne il controllo e la portata.

Dovete solo guardare per capire il valore della connettività, della velocità, e della mobilità che sono racchiuse in un telefono cellulare (ad esempio) e facilitano una spietata cultura del consumismo e portano ad essere disponibili e flessibili in ogni momento: come per i benefici dei padroni e la pubblicità per la vostra famiglia o amici. Questo è pienamente coerente con la ristrutturazione moderna e la decentralizzazione del gigante sistema di produzione al quale questa società ci obbliga. Il nostro obiettivo è stato colpire tutto ciò.

Due ripetitori sono state colpite contemporaneamente, a Hambrook e fuori dal parco commerciale Ram Hill a Coalpit Heath, entrambi posseduti da O2. Non è la prima volta che O2 subisce danni a causa degli appalti nella gestione della detenzione dei migranti, con la polizia, e per il sistema di affidamento per la libertà vigilata. Qualche ora dopo il terzo ripetitore O2 è andato giù a Coombe Dingle mentre veniva appiccato il fuoco dopo essere entrati nell’unità di comunicazione che collega alla grande torre di telecomunicazioni BT a Lockleaze. I segnali che hanno ricevuto intralcio sono stati O2, T-Mobile, Orange e Vodafone.

Queste aziende a vario titolo sono connesse al settore delle forniture militari, usano il lavoro in carcere, e sono famose per collaborare prontamente al controllo elettronico fatto dai servizi segreti (ora che la sorveglianza digitale diffusa è ben nota) mentre non smettono di finanziare l’università di Oxford con i suoi grandi laboratori di sperimentazione animale. Questo li ha portati ad essere attaccati a Berlino (compagnia associata a T-Mobile*), a Parigi (Orange*) e a Banbury (Vodafone*).

Per tutti i suddetti motivi è sempre bene attaccare queste aziende, strutturalmente ed economicamente, e c’è anche la questione di quanto questi ripetitori emettano radiazioni chissà quanto pericolose per le specie vicine. C’è stato il noto caso a Bristol qualche anno fa di una donna che a Shirehampton lamentò i danni di un ripetitore posto su un grande condominio e poi morì di tumore al cervello, mentre un ripetitore soprannominato La Torre della Condanna venne ritirata da Staple Hill dopo l’aumento dei casi di cancro. Ci sono prove del fatto che il prolungato uso dei telefoni cellulari porta danni al sistema immunitario, diminuisce la fertilità, e causa tumori al cervello e cancri: soprattutto nei giovani. Dobbiamo dire che il ripetitore bruciato a Coombe Dingle è uno dei tre posizionati in un campo sportivo universitario dove ci sono anche scuole, cosi come molti altri. Inoltre, disturbati tecnici di laboratorio hanno dedotto dalla sperimentazione su altri mammiferi (torturati durante la ricerca scientifica) che l’esposione durante la gravidenza “danneggia molto il sistema nervoso, la struttura e il comportamento vengono influenzati da tali esposizioni e possono contribuire a problemi di comportamento nei bambini”.

Questi prodotti sono stati e vengono ancora presentati come innocui, sebbene quasi ogni studio dica che questo è stato detto dalle aziende stesse, non abbiamo idea degli effetti a lungo termine, cosi come per il fumo e l’amianto prima di saperne la nocività letale (giusto per usare due esempi noti tra migliaia). In questi giorni anche i ricercatori dell’università di Bristol hanno ammesso i danni provocati dall’uso del cellulare. Che sorpresa… tutto l’ambiente perennemente connesso si rivela tossico, mentre le compagnie traggono profitto e il governo riceve miliardi da tasse e licenze. Per la maggioranza della gente l’uso prolungato con cellulari o reti senza fili in generale sembra inevitabile, per lavoro o per evitare l’isolamento sociale, in strada, sui mezzi pubblici, a casa: stiamo affondando in un flusso sempre più velenoso, antiumano e civilizzatore anti-vita che cresce giorno per giorno.

Una caratteristica ricorrente dello straniamento che le tecnologie come i telefoni cellulari generano oggi tra individui sta nel fatto che molti sono dipendenti dall’uso costante di mandare messaggi o “tweet” per evitare la prospettiva di un vero contatto, e di come si sentano sicuri solo comunicando tramite un dispositivo. Adesso è normale per la gente passare la parte maggiore della giornata a interfacciarsi ad uno schermo o ad un altro. Invenzioni come google glass cercano di rendere questa fusione quasi totale (sebbene dipendente in parte dalle infrastrutture di trasmissione continua). In una società che vive tramite tecnologie molto complesse, non viviamo più pienamente nei nostri corpi e nell’ambiente ma piuttosto siamo parti di un tecno-alveare: e non si tratta più solo di nerd o di giovani che praticamente considerano questa realtà virtuale come loro casa. Mentre la sfera dominata dall’informazione tecnologica si espande, ciò che è considerato socialmente importante nelle nostre vite attuali si adatta a ciò che può essere trasmesso dal dispositivo, cosi come complicate emozioni umane ed esperienze. O pensiamo al bisogno ossessivo di trattare la vita moderna come qualcosa che va vissuta meno rispetto al documentarla in ogni dettaglio per un passivo consumo sui “social” network, come un altro esempio di colonizzazione del capitalismo e della sua tecnologia.

Pianificare e realizzare la tua vita digitalmente permette anche le possibilità di una sorveglianza senza precedenti, e ciò colpisce la ribellione attiva ma anche il mettere in discussione l’ordine dominante tramite la segnalazione di “anomalie” in ciò che di solito volontariamente condividi con i tuoi amici o “Amici”. Allo stesso tempo, lo sfruttamento sistematico di varie popolazioni nel mondo e il saccheggio ecologico vicino al collasso continuano a riempire le tasche dei ricchi parassiti, e l’immersione tecnologica aiuta la gente a non interessarsene. Al contrario milioni aspirano a prendere parte a questo stile di via che sta uccidendo tutti.

Con una prospettiva anarchica in cerca di libertà e piena esistenza, combattiamo per porre fine a tutte le tecnologie nate dall’intossicamento e dallo sfruttamento delle miniere, fabbriche, infrastrutture industriali, e per la nostra quotidiana comunicazione per quanto possibile non mediata. Abbattere questi pochi nodi non è abbastanza per noi, non si tratta di abbandonare semplicemente l’uso di un particolare dispositivo, ma azzerare l’intero sistema sociale che prima ci ha intrappolati nella sua “necessità” è la sfida. Abbiamo ritenuto i ripetitori un modo facile per iniziare: si tratta solo di lasciare pneumatici in fiamme tra i cavi scoperti e andarsene. Nel Nord Lanarkshire, degli abitanti scozzesi ne hanno anche tirato giù uno. Riflettendo sulla storia radicale e anti-industriale in Gran Bretagna (come le insurrezioni Swing e Luddiste), cosi come l’attuale pratica della guerriglia anarchica, possiamo vedere il vantaggio della tecnologica ridotta, economica, e con tattiche facilmente riproducibili per danneggiare il macchinario che ci limita e ci impoverisce, in un livello intimo maggiore rispetto a prima. Queste strutture ubique (e molto costose) sono ovunque nei nostri paesi e nelle nostre città e stanno anche arrivando nelle campgne, dove spesso sono dipinte di verde nel tantativo di camuffarle: e anche uccelli e pipistrelli fanno i nodi su di esse. I loro guardiani non possono sorvegliarle sempre tutte quindi sta a noi restare un passo avanti e colpire. Questa ed ogni rete ha i suoi punti deboli, in queste falle nell’architettura del controllo dobbiamo trarne vantaggio: una capacità distruttiva che stiamo approntando. Finché le promesse della moderna cultura iper-tecnologica continueranno a mostrare la loro superficialità, i ribelli attaccheranno le nocive installazione e lo stile di vita che alimentano.

La Resistenza della Macchina Tecnologica-industriale vive soltanto in un percorso di liberazione da ogni autorità e ordine, corre verso un’orizzonte degli eventi, un nulla non scritto.” Lettera di Gianluca Iacovacci dal carcere di San Michele

Il nostro attacco non è separato dall’intera sovversione anarchica con ogni mezzo, che naturalmente include la solidarietà con i nostri prigionieri nelle mani del nemico. Un saluto selvaggio da Bristol a Adriano Antonacci e non meno al suo amico e compagno Gianluca (FAI/FRI Individualità Sovversive Anticivilizzazione) a processo per le sue coraggiose azioni a Roma. Un saluto anche ai nuovi gruppi anarchici e anticolonialisti a Hong Kong e Australia, e solidarietà ai dieci a Parigi accusati di aver sabotato chi trae profitto dalle prigioni.

Il nostro attacco arriva per tempo mentre tutto è pronto ad essere sommerso dall’isteria della Coppa del Mondo, e mostra la nostra complicità ai combattenti insorti in Brasile che rispondono all’esproprio massicio e militarizzato degli slum per l’opulenza della competizione con scontri di strada e incendi. Perché va ricordato che lo spettacolo accattivante, che serve a dare profitto ai ricchi e distrarci dalle nostre umiliazioni quotidiane, è basato sulla violenza dello Stato e del Capitale a danno di resistenti, indigeni, e i più poveri della società brasiliana.

Non dimentichiamo Marie Mason e Eric McDavid: entrambi sono dietro le sbarre dopo la repressione di stato e l’arresto in seguito ad una scia di azioni del Fronte di Liberazione della Terra negli USA. Anni dopo la lotta per la liberazione della terra non è stata sconfitta sia nello spirito che nella pratica. La lotta continua con fabbriche di pellicce attaccate e svuotate nel Nord America, con i nostri fratelli e sorelle incendiari che lottano le assediate foreste in Turchia, nelle strade delle città del Costa Rica, o negli sviluppi tecno-industriali in Svizzera (ultima nota: ricordiamo le continue minacce legali agli anarchici Silvia, Costa e Billy, e anche l’ultimo trattamento punitivo a Marco Camenisch in merito al suo trasferimento carcerario, cose che non passano inosservate agli incendiari internazionali).

Basta con la società basata sul dominio della terra e di tutte le sue creatue!

Live Wires FAI/ELF

(14° contributo all’internazione Progetto Fenice, un’altra parte di una guerra che mai potrà essere contenuta da un codice penale)

Fonte: 325 NoState

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