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Napoli: Riflessione sulla vicenda “Luigi Caiafa”

Abbiamo deciso di redigere una riflessione, sulla vicenda che poche settimane fa, ha visto la rimozione del murales a Forcella, quartiere del Centro Storico di Napoli, dedicato al diciassettenne Luigi Caiafa, ucciso durante un tentativo di rapina, la notte del 4 ottobre 2020 da parte di un poliziotto presente durante il tutto.

Riteniamo da anarchic*, e da persone libere, che tali eventi, soprattutto all’interno del territorio napoletano ed in generale campano, siano di estrema importanza da affrontare e discutere.

Luigi, come Ugo, rappresentano la rivolta più nociva a tutti quei concetti su cui si fonda lo Stato. Uno Stato, che non esiste e che non è mai esistito, nelle situazioni e nei luoghi in cui esso ipoteticamente, secondo la sua stessa logica-ipocrita dovrebbe esser più presente.

Luigi e tanti altri ragazzi, sono l’esemplificazione di come lo Stato operi per creare un nemico, un nemico di cui si serve vigliaccamente: prima scaricandolo nei ghetti; poi facendolo crescere all’interno di una società che gli insegna indirettamente e direttamente, che l’unico obiettivo nella vita è la ricchezza materiale, e che tale cosa può avvenire in un unico modo, ovvero sfruttando il prossimo essere umano che ci ritrova davanti.

Da questa concezione che intravede come unico rapporto umano concreto lo sfruttamento, prende piega e si fa avanti, l’ideologia “gangsteristica” e camorristica. Oggi giorno i giornalisti si divertono ad attribuire il termine camorra o camorristico, a qualsivoglia fattispecie criminale, senza porgere uno sguardo riflessivo nella maggior parte dei casi, nonostante si tratti di azioni perpetrate da singoli individui o gruppi giovanissimi, che rientrano si, sempre nella logica malavitosa, ma si distaccano temporalmente e concretamente da tutti quei dogmi finto-religiosi, familiari che caratterizzavano ed in alcuni casi continuano a caratterizzare la criminalità organizzata campana.

Lo sfruttamento deve esser inteso nel senso più profondo, intimo e viscido, che tale parola può connotare. Uno sfruttamento che si ripercuote in ogni ambito della vita dell’essere umano, dai rapporti familiari, all’istruzione ed infine ad un futuro lavorativo sempre più incerto.

Lo Stato, come la camorra e tutte le altre organizzazioni basate su questo tipo di rapporto, devono servirsi di tali persone, esseri umani, ragazzi come Luigi o Ugo, che a tempo debito devono “esser sacrificati”, in nome di un equilibrio che deve ripercuotere la diseguaglianza più totale, la solidificazione bipolare tra ricchi e poveri, tra quartieri benestanti e quartieri affamati, e via discorrendo sino ad arrivare ai livelli più alti, che tali organizzazioni servono e di cui si servono.

La rivolta nociva ai dogmi camorristici e statali, di cui parlavamo prima, è nociva poiché “non rivolta” la situazione del soggetto in questione, anzi lo trascina all’interno di quel canale creato ad hoc, dalla società stessa. Il canale preferenziale creato dalla società, è quello di non far comprendere alla persona che ha subito soprusi ed ingiustizie, la causa reale della sua condizione, ma di trascinare questa all’interno di una spirale di violenza e sopraffazione contro i suoi simili, che vivono lo stesso male. Creando così il binomio borghese perfetto, ovvero i buoni e i cattivi che compongono la società.

La procura, come vari assessori si sono mobilitati affinché il murales dedicato al giovane ucciso, venisse rimosso, poiché questo rappresentava a loro dire, un atto che idolatrava il criminale ed il suo gesto, ed il ricordo della persona deve esser cancellato categoricamente.

Noi la pensiamo diversamente, seguendo la riflessione, commentabile sicuramente, che abbiamo scritto, riteniamo che l’ostinazione affinché tale murales venisse rimosso e ricoperto di vernice bianca, mobilitando nove volanti della polizia ed eseguendo la solita parata delle forze dell’ordine, non sia dovuta alla mistificazione che tale opera avrebbe potuto ripercuotere sugli animi giovanili che abitano il quartiere.

Il volto di Luigi rappresenta la morte di tutti quei finti ideali su cui si fonda lo Stato, ne mostra le sue debolezze ed il suo fallimento totale, ed è categorico a tale punto rimuovere, bruciare, coprire tutto ciò che dimostra questo fallimento. Non basteranno le sfilate preparate ad-hoc dalla procura, gli incessanti post indignati di vari assessori, a fermare la miseria, lo sfruttamento e la disperazione che vige nei giovani, nei quartieri e nelle famiglie.

L’insurrezione ai dogmi camorristici, statali, religiosi e a tutti quei comportamenti che la società ci impone, sono l’unica soluzione per il ribaltamento  e la conquista della libertà. L’abbattimento radicale della miseria può esser effettuato unicamente da chi vive in prima persona tale condizione, senza accordi o compromessi con realtà partitocratiche, senza “l’aiuto” dello sbirro volto a salvare unicamente la sua busta paga, senza l’inganno del dio danaro, ma unicamente gestendo autonomamente gli interessi collettivi.

Da anarchic* non ci interessano le sfilate della finta-giustizia

Siamo contro chi legifera nel palazzo e chi lo fa per strada,

Siamo contro lo sfruttamento dell’uomo contro l’uomo,

Siamo per una mobilitazione e rivoluzione delle coscienze innanzitutto,

affinché queste possano rappresentare le basi per una nuova società.

Anarchici e Anarchiche Campani

Fonte: campanialibertaria.noblogs.org