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Interventismo Covid

Riceviamo e pubblichiamo:

Interventismo Covid

“Noi riteniamo che l’internazionalismo sarà possibile solo quando le nazioni saranno libere, poiché là dove l’odio divide l’irredento dall’oppressore, ogni altro problema economico e politico non può trovare soluzione”. […] La neutralità, oggi, è per tutti solamente un abbietto egoismo nazionale; essa è la precisa negazione dell’internazionalismo materiato di solidarietà e di sacrificio, che ci hanno spinto sui campi della Francia, della Grecia, del Messico, della Serbia”. […] L’inerzia è vigliaccheria e la neutralità, che ancora disconosce la volontà popolare, è tradimento. E’ l’ora dell’azione!”.

20 settembre 1914. Manifesto degli Anarchici e Rivoluzionari Interventisti

Passeggiavo nei boschi con unx compagnx. Parlavamo mentre le foglie si aprivano di primavera, i fiori emanavano vita bianca e sussurri di crescite, di trasformazioni… e a fondo valle le petroliere segavano l’acqua con la loro scia di morte scura, un elicottero pattugliava il cielo, le cave divoravano le viscere delle montagne, sventrando l’essenza stessa di ciò che è meritevole, per me, di considerarsi vita. Mistero.

E non c’è solo il macro mondo dei mostri di metallo, c’è anche la consueta banalità del male: lo smartphone in ogni tasca (pure le tasche bucate dex anarchicix, eccome!), gli auricolari al plutonio, sensori e robots e schermi e pillole… e i vaccini…

Mentre affrontavamo la salita ci dicevamo che ci pareva che qualcosa stesse andando terribilmente storto. Come ai tempi della Guerra, la Grande Guerra. Quel rastrellamento di massa dei proletari e sottoproletari (scrivo al maschile neutro qui, perché nella leva obbligatoria vi era un discrimine di genere) politicizzati e/o irrequieti che se non fossero stati mandati a macellarsi l’un l’altro per anni sui campi d’Europa avrebbero certamente (troppo ottimista!?) ribaltato tutto l’esistente del marcio ordine del Vecchio Mondo. Questo oggi lo riusciamo a dire senza paura di smentita, senza timore, anzi, da anarchico e amante della storia (con la “s” minuscola, quella fatta di storie-di-vita) mi sento una gran voglia di gridare ai quattro venti che la Grande Guerra fu un macello contro-insurrezionale.

Ma all’epoca, la Storia ci tramanda, non furono pochx quellx che, anche tra x rivoluzionarx (anche anarchicx) si impantanarono animo e cervello nei proclami del potere, assordatx dalle trombe glorificanti del Progresso che marciava su tutto e tuttx, e si votarono alla causa della guerra. La difesero, la acclamarono perfino, o, x più realisti, la considerarono un “grave male necessario” per tramutare la “guerra tra nazione in guerra tra le classi”.

Insomma, ci furono (il manifesto riportato in cima al testo ne è un assaggio) coloro che si spesero direttamente (fecero “militanza interventista” si può dire) per andare in guerra. Per fare la guerra. Per far fare la guerra.

Si dirà che avevano l’alibi di essere statx travoltx dalla fretta del precipitare degli eventi, che nulla era chiaro, che l’obiettivo finale era sempre e comunque “la Rivoluzione”. Certo, nessunx vuole negare la buona fede (nemmeno accordarla: il dubbio mi pare sempre il consigliere più onesto) ma evidenziare la portata colossale di quell’errore.

E visto il parallelismo costante che il potere tutto ha da subito voluto imporre nel discorso sul Covid, mi pare non vi sia esempio più lampante da proporre oggi.

Sì, esatto, voglio suggerire che quex compagnx anarchicx che non riescono ad opporsi (in teoria e in pratica) alla tragedia in termini di oppressione organizzata e contaminazione del vivente che si sta attuando, financo a coloro che si spendono in maniera attiva per “arginare il contagio”, adeguandosi (certo turandosi il naso, lo so!) alla piega generale del “mondo pandemico”, stiano forse commettendo un errore di valutazione/sottostima/travisamento madornale che tra non molto, forse, sarà troppo tardi per riparare.

Consapevole della furia che possa scatenare un’affermazione come questa, ci tengo a precisare che parlo di “errore”, di “sottostima”, non di volontà di oppressione, di “tradimento” o altro.

Ragionando per astrazione: se anche la Grande Guerra avesse portato alla Rivoluzione Sociale, ne sarebbe valsa la pena a costo di milioni di morti, di devastazione generalizzata, implementazione dell’apparato bellico industriale, militarizzazione delle società etc.?

Allo stesso modo, ammesso anche che le misure di riorganizzazione sociale attuate dagli stati possano servire a qualcosa per contrastare un virus, sarà valsa la pena di tramutare IRREVERSIBILMENTE (perché, su questo concorderemo, l’emergenzialità è la nuova “norma”) quelle già misere boccate di libertà di cui si poteva godere? E ora che la campagna vaccinale si staglia all’orizzonte come vero (non il solo, certo, ma fondamentale) obiettivo che stati e capitalismo volevano ottenere (le prime dichiarazioni di “impossibilità di uscire dalla pandemia senza un vaccino” risalgono a marzo 2020), sarà davvero possibile mantenersi “neutrali” o addirittura, da anarchicx, sposare l’obbligatorietà di questa profilassi di massa?!

E se l’obbligatorietà non sarà difesa, non fosse altro per antitesi col nome stesso, il vaccino “liberamente scelto” sarà caldeggiato come risolutivo (e la conseguente vaccinazione perenne che si prefigura per queste terapie con validità 4 o 6 mesi).

So che le obiezioni più immediate vertono sul fatto che “x compagnx responsabilx si autogestiscono le misure di protezione” ma io credo, alla luce di alcuni contributi che sono circolati sui siti d’area, che non si possa autogestire solo “una parte” di un apparato che conta su impianti industriali, eserciti, propaganda etc. etc.

Detto in altri termini, se un bavaglio davanti alla faccia può essere alla portata di chiunque, anche a diverse latitudini meno privilegiate delle nostre bianche sponde occidentali, un farmaco industriale o una terapia ad Mrna (che chiamano vaccino) non ha nulla di autogestibile. In nessuna fase. Dalla produzione, al trasporto (in celle freezer potentissime), allo stoccaggio, somministrazione etc.

Ci vuole uno Stato che faccia questo.

E questo discorso poi parte dalla prerogativa che “cura” significa “farmaceutica”, per restare attinente al piano del reale che viviamo. Ma se dovessimo, da anarchicx ragionare su come gestire un virus, credo si dovrebbe partire da cosa consideriamo vita, che idea abbiamo della morte, sofferenza, etc. etc. etc.

Io temo davvero che alcune forme di adesione o di “neutralità” di fronte a quanto sta accadendo creino un vuoto di opposizione proprio nel momento in cui sarebbe cruciale attaccare (o quanto meno disertare) con ogni mezzo la “guerra al Covid”, che è sempre la solita guerra, quella di chi opprime. Per non parlare dell’interventismo schietto di quantx, anarchicx, si dichiarano favorevoli ai vaccini (e/o alle altre “misure di contenimento”) fino ad “accusare” altrx compagnx di essere dellx “irresponsabili”, sposando appieno la retorica colpevolizzatrice dello Stato e dex suox molteplici lacchè.

Con questo dire non vorrei passasse l’idea di una sorta di “sollevazione preventiva” solo in vista di un orizzonte tetro, oscuro, come se il presente (e il passato) non fosse già una più che sufficiente ragione per essere in guerra contro l’esistente.

Non è un invito ad agitarsi ora perché se no domani sarà troppo tardi: è già troppo tardi e allo stesso tempo non lo è mai, per chi trova in sé stessx il senso della propria rivolta.

Come ai tempi della maledetta guerra mondiale, gli eventi sono fulminei e dirompenti, non c’è vergogna nel venire investitx dalla confusione, dalla paura, dallo sconcerto, anzi, le nostre paura ci possono dire tanto di noi se le interroghiamo.

E se la scienza (non mi vergogno affatto a trattarla da dogma, da divinità, e a dichiararmi atex) ammaliava tantx compagnx anche prima di questa ristrutturazione pandemica, sarà abbastanza automatico che questa fascinazione non si dissolva, anzi, si rafforzi visto la sua pretesa di “salvatrice universale”.

“Chi vuole Dio, se lo preghi” diceva mia nonna, e a me pare che chi vuole certezze e sicurezze, debba per forza di cose accollarsi uno Stato che le garantisca.

Perché al livello di contaminazione e di devastazione che una parte di umanità ha scatenato sul pianeta e sull’umanità stessa (in termini di disgregazione sociale, culturale, individuale, emotiva…) non ci possano essere più certezze, né moli sicuri, ma solo la voglia di vedere altro, di vivere un ignoto, che, per quanto oscuro, sarà sempre meglio di questo inferno col contagocce.

Meglio una notte tenebrosa di ululati e baratri che il lettino del chirurgo asettico che ti seziona e ricompone (a pagamento).

Potrà sembrar retorica battagliera, ma ci tengo davvero a chiarire che non è per creare paletti sui quali misurare il proprio gradiente di radicalità o meno ma piuttosto per la voglia, tutta personale, di sapere quantx e qualx individui avrò al mio fianco nella scelta che io sento oramai incontrovertibile di andare contro a tutto.

Questa situazione ha quanto meno il pregio di aver spinto moltx a fare i conti davvero con quanto di più viscerale covavano dentro e magari non avevano mai condiviso, né con x proprx compagnx né, tantomeno, con sé stessx.

Non per tracciare linee di demarcazione, ma per conoscerci con onestà.

Quando verrà il momento di fuggire in latitanza per evitare le vaccinazioni coatte (no?! Assurdo?! Chi ancora crede che “no dai, non possono!” dopo quello che hanno fatto e fanno???) mi sembra importante sapere di chi ci possiamo fidare e chi invece non ci ospiterà perché teme il contagio o addirittura ci considera dex untorx.

O chi ci accorderà un pasto nonostante non possediamo un passaporto vaccinale .

Non mi pare proprio di esagerare, ma solo di vedere fra un po’ di mesi, forse qualche anno…

Un vecchio compagno partigiano, ora morto, diceva spesso che in guerra chi fa la fine peggiore è chi è indecisx: chi sceglie la sua barricata può rimetterci le penne, certo, ma non essere travoltx dagli eventi.

Credo che abbiamo fatto entrare dentro noi stessx, dentro il nostro mondo (fatto di spazi, iniziative, relazioni, etc) troppe aberrazioni del techno-mondo (basta pensare agli smartphone e molto prima internet che ha sconvolto completamente tutti i piani), coi vaccini si sta parlando di farsi contaminare dentro i nostri corpi (come ogni TSO): l’ultimo campo di battaglia che non potranno mai colonizzare compiutamente senza il nostro aiuto. Senza la nostra resa.

Ri-affiliamo la critica contro questo mondo.

Disertiamo la guerra al virus, proseguiamo la guerra alla società del privilegio. Ad ogni società.

La cura risiede in una vita radicalmente altra, non nello scovare il ritrovato tecnologico “meno peggio” per noi.

Nessuna certezza ci darà mai libertà: nessuna verità, ma una galassia di tentativi e di scoperte!