Sterpaglia – prima uscita di un aperiodico errante kavernicolo

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Nel numero di Maggio 2020:

Liberi e impuri
Cecità
Nuovo disordine mondiale
Un diavolo in corpo

“Ripulitosi da poco dalla superstizione religiosa, il popolo viene spinto in gregge verso l’inganno patriottico. Pochi individui riflettono. I governanti mantengono gelosamente questo stato di infiacchimento morale. Ecco la ragione del terrore ispirato da chi vuole far sbocciare un pensiero nella mente dei miserabili. Si dice che incidentalmente potremmo anche aprire gli occhi a qualche inconsapevole diseredato. Rabbrividiscono all’idea del contagio… E le quarantene sono dure…Il fatto è che non si elimina più il virus dell’odio e della rivolta – una volta che ce l’hai nel sangue.”

Zo D’Axa

Liberi e impuri

Nel 1764 Mozart si trova a Parigi. Ha solo otto anni e già viaggia per il mondo mantenendo la famiglia con i suoi concerti. In tutta Europa imperversa il vaiolo e nella città parigina inizia a diffondersi un rimedio allamalattia del tutto singolare: l’inoculazione. Scrive il padre di Mozart in una lettera ad alcuni amici di Salisburgo: «Tutti qui vogliono convincermi a farinoculare il vaiolo a mio figlio. È la moda generale, soloche senza permesso l’inoculazione non si può fare incittà, soltanto in campagna». Tale rimedio, soppiantatonel corso dell’ottocento da forme sempre più elaboratedi vaccinazione, raggiunge l’Europa solo dopo essersi affermato in Asia Minore. Da queste parti, l’inoculazione veniva infatti praticata da vecchie donne che, mediante l’utilizzo di uno spillo, innestano il materiale infetto (croste di pustole cariche di vaiolo)direttamente nelle vene degli individui sani, fasciandola ferita provocata insieme alla corteccia di noceutilizzata per custodire la carica virale del pus. Il sapere scientifico dell’epoca non riusciva a capacitarsi dei perchè una simile pratica potesse diminuire l’aggressività della malattia diversamente contratta, ma la sua efficacia empirica non poteva esseresmentita da nessuno, nemmeno dalla scienza stessa. Oggi sarebbe impensabile un riconoscimento simile: la regalità della scienza impedisce tanto l’apprezzamento di altri saperi sul corpo quanto la possibilità stessa diimmaginare altri saperi sul corpo. Da quello che sappiamo il padre di Mozart rifiutò l’inoculazione perché in contrasto con la volontà di Dio. Una motivazione non troppo dissimile da quella fornita dai molti che oggi avversano la vaccinazione, perché incontrasto con la volontà della Natura. Ma l’autorità di Madre Terra non è meno insidiosa dell’autorità di Padre Progresso: proclami di astensione dai piaceri mondani, scomuniche agli impuri e condanne ai pervertiti. Forse, come indicato dai pochi che avversano la vaccinazione nella misura in cui la sua sostenibilità minaccia la libertà dei singoli, il problema risiede altrove: nella rinuncia all’autonomia che ogni atto di fede comporta, sia questo compiuto in nome della scienza, della religione o di dogmi militanti, a cui non può che seguire un’egemonia del sapere fatta di censure e tribunali. Che nessuno scienziato mi obblighi a rinunciare alla mia intelligenza e che nessun profeta mi obblighi a rinunciare al mio alambicco!

Cecità

Lo scenario attuale tratteggia la narrazione di un romanzo distopico: maggiori limitazioni delle libertà personali, sciacallaggi ai supermercati, sempre più episodi di sopraffazione e razzismo. È cosìche José Saramago, nel 1995, narra di una epidemia irreparabile e catastrofica in Cecità. Una misteriosa malattia che rende ciechi si espande in maniera capillare finché il Governo, detentore del potere, non decide di reagire mettendo i malati e i sospetti di contagio in quarantena. Un inquietante ritratto che, letto in questi giorni, sembra parlare di noi: la stessa epidemia spoglia l’unicità dell’individuo che diventa il paziente zero, il medico, la moglie del paziente zero. Inoltre, il dilagare di indifferenza e cattiveria delle persone, la paura di un virus impercettibile e l’incapacità di scorgere che la catastrofe è dietro di noi. Così Saramago si chiede qual’è la vera cecità, siamo diventati ciechi o lo siamo sempre stati? «In quel momento si udì una voce forte e secca, voce di qualcuno che, dal tono, sembrava abituato a dare ordini. Veniva da un altoparlante fissato sopra la porta da cui erano entrati. Fu pronunciata tre volte la parola Attenzione, poi la voce attaccò. Al Governo rincresce di essere stato costretto a esercitare energicamente quello che considera suo diritto e suo dovere, proteggere con tutti i mezzi la popolazione nella crisi che stiamo attraversando, quando sembra si verifichi qualcosa di simile a una violenta epidemia di cecità, provvisoriamente designata come malbianco, e desidererebbe poter contare sul senso civico e la collaborazione di tutti i cittadini per bloccare il propagarsi del contagio, nell’ipotesi che di contagio si tratti, nell’ipotesi che non ci si trovi unicamente davanti a una serie di coincidenze per ora inspiegabili. La decisione di riunire in uno stesso luogo tutte le persone colpite e, in un luogo prossimo, ma separato, quelle che conesse abbiano avuto qualche tipo di contatto, non è stata presa senza seria ponderazione. Il Governo è perfettamente consapevole delle proprie responsabilità e si aspetta da coloro ai quali questo messaggio è rivolto che assumano anch’essi, da cittadini rispettosi quali devono essere, le loro responsabilità, pensando anche che l’isolamento in cui ora si trovano rappresenterà, al di là di qualsiasi altra considerazione personale, un atto di solidarietà verso il restodella comunità nazionale.»

Un diavolo corpo

Le parole che si susseguono in un silenzio assordante. Alla ricerca di nuovi significati nel mondo della insignificanza generalizzata. La libertà di movimento del pensiero, dove si incontrano il senso della singolarità e il desiderio sedizioso della rivolta contro qualunque virus, visibile come l’autorità e invisibile come un’epidemia. Contro ogni censura e mistificazione opinabile, un pensiero che vuole distruggere la polizia delle idee e che se ne infischia dei luoghi comuni, degli dei e delle leggi. L’estraneità di un’inimicizia radicale per questo esistente, dove distruzione di ciò che ci soffoca e creazione di unqualcosa di inimmaginabile siano legate in modo indissolubile alla reciprocità dei rapporti senza merce. Per fare a botte con la mutilazione della rassegnazione – dove sfruttamento e oppressione divengono incontrovertibili – desideriamo sognare. In mezzo alla bufera e allo scompiglio diun mondo che produce continuamente la potenza lenta del genocidio, cagne e randagi che incarnano la passione del sacrilegio, del rifiuto e dell’ammutinamento.

Per dar corpo alla gioia di pensare tutt’altro, per farla finita con il mondo della macchine e i suoi grigi ingranaggi di un’umanità meccanica e tecnica, pretendendo una vita caotica che fa rima con un pensiero altrettanto caotico. La parola che spumeggia infuocata dalle labbra, concitata e impetuosa, in cui la libertà non è limitata a quella dell’altro, ma dove un individuo trova la propria liberazione nell’estensione all’infinito della libertà degli altri. Le parole chiare e l’ebbrezza del pensiero, dove la critica strappa le catene e coglie i fiori maligni dell’ignoto.Per avere un diavolo in corpo e che quel corpo sia il mezzo per un fine tanto utopico ma al quanto possibile: un mondo di libere e di unici. Per i ladri di fuoco l’avventura sta nel liberarsi.

Sterpaglia Maggio 2020

Fonte: csakavarna

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