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San Miguel (Cile) – Rivendicato fallito attacco esplosivo contro la sede del Servizio di Imposte Interne (4 Giugno)

ARMATI/E E VIOLENTI/E… AFFINCHE’ VIVA L’ANARCHIA…

Quanti dovranno ancora cadere davanti a noi prima che noi impugneremo le loro armi e intoneremo il loro canto di guerra.” Jean-Marc Rouillan

Nonostante l’inceppamento del meccanismo d’attivazione dell’artefatto esplosivo collocato negli uffici del Servizio di Imposte Interne del comune di San Miguel, abbiamo deciso di rivendicare l’azione principalmente per il ricordo, per il gesto e la solidarietà con i nostri compagni prigionieri Juan, Freddy e Marcelo. La reazione riguardo all’artefatto è stata vasta e scenica come piace a polizia, GOPE e LABOCAR. Hanno chiuso la strada per più di quattro ore, evacuando le case e gli edifici vicini. Crediamo necessario e importante dire che l’artefatto non è stato collocato a mezzogiorno come dice la stampa, e che non è stato messo per ferire cittadini/e.

La nostra azione va a Maurizio Morales. Il nostro gesto esplosivo è in ricordo del guerriero che cadde il 22 Maggio 2009, attaccando l’Accademia della Gendarmeria. A cinque anni dalla sua morte in combattimento, né la sua bomba né la sua pistola finiscono nell’oblio, al contrario, insieme alla memoria e all’azione formano stoicamente l’offensiva insorta.

Anche se una parte del nostro cuore soffre comunque per la tragica esplosione di quella notte, l’altra parte ci invita in modo irrefrenabile a continuare il cammino di lotta permanente in guerra contro ogni autorità e simbolo che rappresentano l’egemonia del Potere, i suoi valori, la cultura della passività e la morale.

Conosciamo e comprendiamo il difficile cammino dell’attacco, pieno di difficoltà e ostacoli, morti, clandestinità, feriti/e, carcere e pratiche che non sono un confronto concreto col nemico, senza dubbio, diamo valore all’attitudine quotidiana di conflitto di certi/e compagni/e che non arretrano e sono disposti/e a tutto. Prova di ciò, l’azione durante la quale è caduto Mauricio Morales.

IL NOSTRO CAMMINO E’ L’OFFENSIVA INSORTA, LA NOSTRA RESPONSABILITA’ E’ L’AZIONE.

E’ necessario da una posizione rivoluzionaria difendere con orgoglio il compagno e l’azione offensiva che mise in pratica. Attraverso l’esteso potrarsi del combattimento ci sono stati molti caduti nello svilupparsi di ciò, come anche compagni/e che si ricordano non solo per ciò che sono stati, assumendosi con responsabilità il passato, presente e la progettualità della tensione contro il Dominio. Il tripudio che hanno fatto il potere, la stampa, la polizia e i/le cittadini/e quando cadde il compagno ancora non è finito. Finché ci saranno gesti di memoria, le armi del potere saranno visibili e concrete visto che sono l’esercizio di questo, perché il compagno non è stato vittima di fuoco incrociato, ma è caduto durante un’azione d’attacco all’istituzione dei carcerieri, e sarà sempre un fastidio per chi perpetra l’ordine esistente e i loro artigli saranno sempre sopra al compagno. Sappiano che dalla nostra trincea di lotta difendiamo in modo irriducibile la memoria, le contraddizioni, le idee e la vita di costante conflitto di Mauri.

Non possiamo ignorare l’attacco esplosivo durante il quale morì Mauricio Morales, attacco nel quale cercava di concretizzare l’azione, incamminandosi verso l’Accademia della Gendarmeria, portando nello zaino un estintore pieno di un’idea che non muore e un proiettile nella pistola carico di convinzioni che è puntato verso il potere e chi lo difende.

L’azione diretta come forma di propaganda col fatto merita una difesa politica sia pubblica che tra affini. Condividiamo una difesa piena di coerenza nei nostri discorsi e nelle nostre pratiche, capendo che la teoria è inclusa quando si attua veramente l’azione rivoluzionaria. Quando la critica all’azione si realizza dalla comodità e non dal continuo conflitto multiforme, si deve potenziare la difesa della pratica.

Capire teoricamente la giustificazione della violenza è assolutamente necessario, negli anni in cui c’è stato ed è cresciuto il dominio e lo sfruttamento, gli anni dei privilegi dei potenti e la misera realtà esistente che combattiamo, senza dubbio, ed altrettanto necessario è praticarla e portarla ad un punto tale che strabordi ogni logica di scontro e anche ogni difesa e progresso del braccio armato e repressivo del potere. Colpo su colpo, sentiamo il polso della Guerra Sociale, in un ritmo senza pause con i nostri sensi in allerta.

NONOSTANTE LE CONDANNE, LA PRIGIONIA E I TEATRI GIUDIZIARI LA SOLIDARIETA’ E LA RESISTENZA PRENDONO FORMA

Sta finendo il turpe processo che l’impresa giuridica ha costruito pezzo dopo pezzo contro i nostri compagni Freddy, Marcelo e Juan. Mai parlaremo il linguaggio del Capitale, né faremo le vittime. La montatura, l’innocenza o la colpa non sono i nostri valori. Questi sono la memoria, la lealtà, l’orgoglio e una chiara posizione solidale.

Non scordiamo alcuna condanna, processo, perquisizione, detenzione. Neanche voi dimenticate, perché sono caduti carcerieri, ministri, sovrani, presidenti, sbirri, lacché, banche, mura, si sono attivati timer, ci sono stati colpi diretti a volti e corpi. Non dimenticano perché neanche noi lo facciamo, anche se i nostri occhi si riempiono di tristezza, la nostra memoria resta vigile e la vendetta per i nostri compagni viene attuata e infiammata per ogni ergastolo, prigionia e ghigliottina giudiziaria che cade contro ogni guerriero.

Fratelli e compagni Juan Aliste, Freddy Fuentevilla, Marcello Villaroel, la nostra lealtà non ha freni, anche se i potenti cercano di isolare ogni vincolo politico e affettivo, anche se cercano di seppellirvi con tattiche infami, noi continuiamo a resistere, solidarizzando e attaccando, sapendo che il carcere è uno spazio di lotta, dove la coerenza dei compagni è un appello a non temporeggiare, a intendere la guerra in ogni sua dimensione.

Il non abbandonare la lotta, anche se in condizione di prigionieri di guerra, ci riempie di orgoglio. L’importanza e il valore di rivendicare posizioni contrarie all’ordine capitalista stando in carcere è un gesto importante nello sviluppo teorico-pratico della guerra sociale.

IN GUERRA, INSORTI, ARMATI/E E VIOLENTI/E.

CONTRO GENDARMERIA, CARCERIERI E OGNI AUTORITA’.

FINO ALLA DISTRUZIONE DELL’ULTIMO BASTIONE DELLA SOCIETA’ CARCERARIA!

FINO ALLA LIBERAZIONE TOTALE!

Gruppo Autonomo Insurrezionale Christos Tsoutsouvis

Fonte: Contrainfo