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La lotta a Salonicco attraverso gli occhi dell’occupazione Terra Incognita

Nota di AMW: Questa intervista con dei partecipanti all’occupazione Terra Incognita ci arriva per corrispondenza. Lo squat è stato invaso dalla polizia il 17 agosto 2020, i materiali presenti all’interno sono stati confiscati e l’edificio è stato sigillato. I compagni hanno lanciato un appello per il sostegno internazionale. Questa intervista approfondisce ulteriormente il lavoro e gli obiettivi politici di un progetto che copre quasi due decenni.

Qual è l’obiettivo dell’occupazione Terra Incognita? Quando ha stabilito la propria presenza?

Compagni, saluti dalle lontane aree metropolitane occidentali. 17 anni fa, il nostro squat e la nostra assemblea politica hanno trovato le proprie radici nei frutti del movimento anti-globalizzazione tramite la manifestazione contro il convegno del G7 nell’estate del 2003 e successiva difesa dei sette compagni arrestati nel contesto degli eventi contro il G7. I risultati positivi della lotta per la scarcerazione dei rivoluzionari arrestati trovano il movimento anarchico di Salonicco in un momento di picco, in cui si cerca il radicamento del nostro ideale anarchico nel territorio attraverso la creazione di punti di riferimento stabili che consentano di esprimersi e di riferirsi a sensibilità e scelte radicali di lotta contro lo Stato e il capitale. Terra Incognita è il risultato della necessità di un luogo stabile per poter organizzare e sostenere la lotta con tutti i mezzi, una scelta che riteniamo credere sia stata costantemente sostenuta in questi 17 anni.

Qual è stato il lavoro quotidiano? Gli obiettivi e le attività sono cambiati nel tempo?

Durante gli ultimi 17 anni, l’occupazione ha gestito molte strutture ed iniziative mentre era, anche, come lo è ancora, parte della lotta e partecipe delle attività politiche. Nello squat hanno trovato spazio molti gruppi auto-organizzati, mentre c’erano anche laboratori di fotografia, di arti visive, un gruppo di serigrafia, un archivio a carattere politico e un archivio di filmati. Negli ultimi anni le strutture attivamente presenti nello squat sono state la palestra auto-organizzata e il collettivo tipografico “Druck!”, la libreria, l’infermeria di pronto soccorso e la cassetta degli attrezzi auto-organizzata. Per quanto riguarda la dimensione politica, oltre alla continua presenza dell’assemblea, lo squat ha ospitato diversi gruppi che si sono occupati di migrazione, questioni di genere, antispecismo, repressione nell’ambito lavorativo e sfruttamento di classe, lotta antifascista e molte altre tematiche. Quindi Terra Incognita è uno squat che ha contribuito in modo consistente al rafforzamento della lotta anarchica con tutti i mezzi contro ogni singola forma di repressione, gerarchia e segregazione.

Approfondite alcune questioni riguardanti il contesto politico di Salonicco e come l’occupazione è riuscita a rimanere presente e ad interagire.

Si può dare una risposta completa a questa domanda attraverso l’uso di un esempio del recente passato. Salonicco è la seconda città più grande della Grecia e uno dei punti di riferimento più importanti della penisola balcanica. Essendo portatrice di una profonda storia di etnocentricità dovuta al forte impatto delle autorità religiose, è evidente che stiamo facendo riferimento a uno scenario urbano con caratteristiche conservatrici. I conflitti transnazionali tra Grecia e Macedonia hanno trasformato Salonicco in un’arena di scontri neofascisti che siamo stati portati a respingere difendendo le nostre strutture e le nostre scelte di lotta. Magari siete anche a conoscenza del fatto che per oltre un anno le persone del movimento sono state in costante allarme contro i gruppi fascisti che sono riusciti a saltare al di fuori dei raduni nazionalisti, compiendo uno dei più gravi attacchi al movimento anarchico greco, l’incendio di uno squat, Libertatia – che dopo due anni, a dispetto di quanti intendevano reprimere la loro attività, si trova in fase di ricostruzione. Il nostro squat, come ogni altra occupazione della città, ha funzionato come un luogo atto a difendere la liberazione contro il fascismo e il fanatismo. A dispetto di tutto, Terra Incognita, come squat, per la sua posizione nel centro della città, è stata usata come luogo operativo per molti gruppi e compagni al fine di svolgere incontri, iniziative e assemblee su base giornaliera.

Dalla nostra posizione, negli Stati Uniti, sembra che l’anarchismo sia ampiamente accettato in Grecia, con la popolazione in genere che ne comprende le intenzioni politiche e gli anarchici che si sono orientati verso la creazione di aree autonome. Potreste spiegarci come è cambiato l’anarchismo dopo la rivolta del 2008 e come la strategia di Terra Incognita si inserisce in questo particolare quadro politico?

La Grecia presenta una profonda storia nella crescita di movimenti rivoluzionari da oltre cento anni. La disposizione geografica del paese, che ha il confine a nord sia dell’Unione Europea che dei Balcani, insieme all’aspetto gestionale del Mediterraneo orientale, spiega perché la Grecia è stata al centro di gravi conflitti e negoziati, sviluppi politici e bellici, e dibattiti. Eppure, la storia ha dimostrato che ovunque si coltiva la resistenza, è lì che si trovano l’ingiustizia, lo sfruttamento e la repressione. Perché resistere è un’esigenza vitale. Il movimento anarchico contemporaneo in Grecia (come in altri paesi del Mediterraneo, pensiamo all’Italia e alla Spagna) è un risultato evolutivo dei movimenti storici di resistenza che hanno trovato il proprio fondamento sulla popolazione proletaria repressa, che si è trovata al centro di due guerre mondiali, una guerra civile, nella cruenta lotta dei lavoratori e nelle rivolte sociali. Non sappiamo se la società comprenda appieno il quadro politico che il movimento anarchico ha trasmesso, tuttavia ciò che è abbastanza evidente è la costante presenza di questo movimento in ogni lotta o iniziativa sociale e di classe, che è ciò che ha condotto alla creazione di così tante strutture e punti di riferimento durati nel tempo e nel disfacimento.

La rivoluzione del 2008 è stata descritta come il culmine del movimento anarchico, eppure gli eventi che seguirono, a causa delle condizioni sociali prese in ostaggio dagli interessi finanziari delle istituzioni europee (Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea e Unione Europea), hanno costituito un fattore importante per molti accadimenti memorabili e per momenti di resistenza che si sono protratti maggiormente nel tempo, una circostanza che, purtroppo, ha dimostrato dove si situano i limiti del movimento. Il fatto che non siamo stati in grado di suggerire un disegno organizzativo articolato per sottrarsi a questa presa-in-ostaggio finanziaria, utilizzando elementi radicali e una sensibilità rivoluzionaria, è stato un aspetto importante per quella che oggi interpretiamo come un’occasione perduta. Comunque, a dire il vero, ad oggi il movimento anarchico è stato capace di avanzare in termini di organizzazione politica, di percezione della necessaria tempestività e di come si evolvono il capitale e lo Stato. In questi anni Terra Incognita si è posta per come riteniamo naturale che sia; abbiamo attivamente partecipato ai movimenti di resistenza contro lo Stato, contribuendo in ogni modo possibile alla crescente evoluzione dei conflitti sociali e di classe.

Quali strategie politiche ritenete più rilevanti per il futuro?

Negli ultimi anni una gran parte del movimento – di cui facciamo parte – ha scelto di attaccare costantemente lo Stato e il capitale, i mafiosi politici, insieme a tutti coloro cui va ricondotta la responsabilità per lo sfruttamento e la repressione della base sociale, assumendo pubblicamente la responsabilità di ogni attacco. In questa maniera, saremo in grado di seguire una stabile strategia di conflitto con coerenza, attraverso la lotta con ogni mezzo praticabile. Questo è uno dei motivi principali per cui il sistema repressivo si concentra su di noi. Per noi questa scommessa è di grande importanza; dobbiamo dimostrare che colpendoci, lo Stato non ha fatto altro che sgomberare uno spazio. Ciò che più conta è tornare alla nostra strategia di fondo come assemblea politica e come occupazione; creando stabili e coerenti punti di riferimento e di espressione della lotta anarchica e intensificando il conflitto con gli apparati politici e le personalità responsabili della barbarie dello Stato e del capitalismo, dello sfruttamento di classe e della disuguaglianza.

Per 17 anni Terra Incognita è esistita sostenendo ogni individuo emarginato. Siamo accanto ai nostri compagni imprigionati e in clandestinità, ai migranti, agli invisibili e isolati dallo Stato. Per 17 anni abbiamo combattuto ogni rappresentante del monopolio e dell’autoritarismo capitalistico dello Stato, ogni fascista, ogni guerrafondaio militarista, ogni rispettabile feccia. Per 17 anni abbiamo combattuto contro lo sfruttamento di classe, il saccheggio e la distruzione della natura e lo sviluppo capitalistico come parte di iniziative autonome di lotta. La storia che portiamo non ci lascia altra scelta se non quella di rimanere fedeli alla lotta.

Resta un’altra questione. Fin dal primo momento della diffusione globale del virus, Terra Incognita si è trasformata in un punto di riferimento per la solidarietà sociale, organizzando fin dai primi giorni la struttura di mututo appoggio per i gruppi vulnerabili ed emarginati come i senza fissa dimora, i migranti, i carcerati, i tossicodipendenti, gli animali randagi, ecc. Un obiettivo importante è la ricostruzione della struttura qualora ce ne fosse bisogno per la nuova ondata di diffusione del virus, ma soprattutto per il modo in cui lo Stato fronteggia la pandemia, che conduce ad un genocidio con una caratterizzazione di classe senza precedenti.

Qual è per voi la solidarietà internazionale più ottimale? Qual è il ruolo degli anarchici nel contesto politico globale attraverso il sostegno alle lotte locali?

La solidarietà internazionale è l’arma più grande tra quelle che vengono represse. È l’unica arma che possiamo avanzare contro l’onnipotenza del nostro comune nemico, giorno dopo giorno sempre più avido di sangue. La solidarietà internazionale non deve esaurirsi con avvisi e riferimenti a carattere formale (e niente di più) riguardanti fatti che si svolgono al di fuori del nostro ambito di attività. La solidarietà internazionale consiste nel collegare i movimenti nella pratica e nel rafforzare la lotta costruendo un fronte globale di resistenza contro l’autoritarismo dello Stato e lo sfruttamento capitalistico monopolista. Tenendo presente che la solidarietà internazionale è, per noi, la generalizzazione delle lotte locali e la costruzione di un solo fronte di conflitto, come alcuni compagni più anziani hanno interpretato con il portare la guerra nelle aree metropolitane occidentali (riferendosi alla guerra del Vietnam e al ruolo internazionalista dei movimenti occidentali contro la guerra). Per essere più precisi, la solidarietà internazionale nelle milizie dei guerriglieri curdi consiste, ad esempio, nell’unirsi a loro sul fronte o nel trasferire la guerra nelle nostre stesse aree, mirando agli interessi del nostro comune nemico – ovviamente con il ricorso al pensiero critico e al rispetto verso il tentativo fatto di chi lotta.

Dopo lo sgombero, avete fatto appello alla solidarietà internazionale. Cosa possono fare altre persone per sostenere la vostra lotta?

Stiamo attraversando la prima ondata di repressione verso di noi, con la nostra occupazione che è stata sgomberata e il nostro disarmo materiale, poiché ci hanno confiscato gran parte delle attrezzature, dei materiali e degli archivi, così come i macchinari del collettivo tipografico. Nonostante ciò, a seguito delle prime 48 ore senza che nessuno sia stato arrestato e con la fine delle perquisizioni, seguite dalla chiusura e dalla sorveglianza dell’edificio, siamo ora in attesa di eventuali altre persecuzioni. Come affermiamo nella nostra dichiarazione politica non ci consideriamo il centro bensì, al contrario, parte di una repressione più generale contro la popolazione e contro la scelta di lottare continuativamente e senza compromessi contro lo Stato. Il nostro intento è dimostrare nella pratica che la nostra lotta è comune e non conosce confini.

Colpendo Terra Incognita ci rendiamo conto che colpiscono la scelta di combattere di per sé stessa, di conseguenza, crediamo che la solidarietà consista nel non lasciare ulteriore spazio al nostro nemico. In questi tempi difficili dovremmo riuscire a costruire ponti di comunicazione e sostenere le lotte che ciascuno di noi sta generando. Ci rivolgiamo ad ogni compagno, invitando allo sviluppo del proprio pensiero critico e assumendosi le proprie responsabilità contro la repressione. Gli apparati repressivi saranno infine sconfitti nel momento in cui dimostreremo che un colpo contro uno di noi è la causa della moltiplicazione della nostra resistenza e tra le ragioni per dichiarare guerra. Non siamo in grado di fornirvi alcuna linea guida, poiché seguiamo una mentalità che non dà priorità e non distingue l’importanza dei mezzi e degli strumenti della lotta. Da una dichiarazione di solidarietà e uno slogan dalle aree di conflitto fino a un attacco realizzato in solidarietà, i messaggi che riceviamo ci rendono più forti e determinati per il futuro. Dalle nostre trincee possiamo certamente promettervi una cosa: Terra Incognita sarà per sempre uno squat.

Con rispetto e solidarietà alle vostre lotte, Terra Incognita

Fonte: malacoda.noblogs.org