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Interviste di anarchic* sul movimento dei Gilet Gialli

Riceviamo e pubblichiamo

L’idea di questo opuscolo viene dall’iniziativa di una rivista anarchica brasiliana, Crônica Subversiva, di Porto Alegre, che nel gennaio 2019 voleva intervistare qualche anarchic* sul movimento dei Gilet gialli. Degli estratti di queste interviste sono anche stati pubblicati in portoghese nel numero 3 e lo saranno anche nel numero 4.L’idea era quella di riflette ai punti in comune di questo movimento con quello che ha caratterizzato il Brasile nel 2013-2014, durante il quale la rabbia sociale si é espressa attraverso delle manifestazioni massicce senza essere monopolizzata o inglobata da dei partiti politici o dei sindacati. E’ durante queste manifestazioni che i black blocs sono nati in Brasile. Lavoratori et lavoratrici, studenti e studentesse, giovani delle favelas e altr* arrabbiat*, politicizzat* o no, sono scesi per le strade e hanno attaccato le rappresentazioni del capitale e dello Stato. Queste manifestazioni massicce hanno permesso la nascita di diverse iniziative auto-organizzate e orizzontali. A Porto Alegre, sono nati dei posti auto-gestiti e politicizzati, delle occupazioni di spazi pubblici, come la camera municipale, che sono durate per settimane, così come l’inizio delle lotte dei e delle più giovani che hanno occupato le scuole durante dei mesi e partecipato a delle nuove manifestazioni fra il 2015 e il 2016. Le conseguenze di questi movimenti sociali sono difficili da quantificare oggi. Cinque anni dopo le «giornate di giugno 2013», Jair Bolsonaro, fascista e servo dell’imperialismo nord americano, è eletto democraticamente dal «popolo» brasiliano. La sua ascesa al potere si è appropriata, in un certo senso, di una parte dei movimenti sociali e della strumentalizzazione dell’odio del Partito dei Lavoratori che aveva, peraltro, deluso un gran numero di elettori e elettrici. Alla fine del 2014, si creerà un movimento di estrema destra (anti nativ* american*, anti-ner*, anti-LGBT, etc.), il MBL (Movimento Brasile Libero), che raccimolerà una grande parte delle persone che sono perse nella politica e che si consoliderà come la base della conquista del potere del futuro presidente. Se il movimento sociale del 2013-2014 in Brasile non è responsabile dell’ascesa al potere di Bolsonaro, perlomeno non é stato abbastanza forte per evitare la crescita del fascimo nel paese a partire dal 2015.L’eredità dei movimenti di 2013, 2014, 2015 e 2016 vive nel cuore di tutt* i rivoltos*, di tutt* i black blocs che si sono, a un certo punto, confrontati con tenacia alle forze dell’ordine e a tutto ciò che li opprime tutti i giorni. Vive anche nei futuri possibili che l’azione insurrezionale ha permesso di scorgere. Questi movimenti hanno aperto delle porte e formato corpo e anima all’azione. Anche il movimento dei Gilet gialli ci permette di intravedere uno stato e i suoi rappresentati scossi da un’onda insurrezionale, chi ci agita dall’altra parte del mondo.Noi pensiamo che in quanto anarchic*, è importante farsi delle domande, come per esempio, quella del nostro ruolo all’interno dei movimenti sociali. Come participare a un movimento sociale senza abbandonare le nostre convinzioni ? Senza trasformarsi in una «avant-garde» rivoluzionaria ? Come diffondere e far condividere le nostre idee a delle persone che, a prima vista, hanno delle visioni del mondo completamente diverse, persino contraddittorie con le nostre ? Creare il caos è il nostro unico obiettivo ?In Francia, ultimamente, si parla molto dei black blocs. I media, i politici e i cittadinisti lo fanno per creare una distinzione fittizia fra i Gilet gialli obbedienti e rispettos* della legge e gli estremisti ultra-violenti e minoritari. Quello che ci sembra ormai chiaro in questo movimento è che è molto complicato di distinguere i k-way neri tipici della tattica anarchica del black bloc dai numeros* gilet gialli che sono arrivat* in questo movimento senza aver già sperimentato l’esperienza della rivolta. L’insurrezione dei Gilet gialli ha raggruppato (e continua a farlo) un insieme di persone diverse, con delle provenienze sociali e delle culture politiche diverse, una moltitudine di ribelli dell’establishment e una collera popolare raramente esplicitata così intensamente.. Dopo il 16 marzo 2019 a Parigi, ancora più che nel dicembre 2018, è nato un gioioso mix insurrezionale di identità politiche, che è ben riassunto dalla scritta della prima di copertina «Gilets noirs, K-way jaunes» (Gilet neri, K-way gialli, ndt). Non possiamo dimenticare che è sul viale dei Campi Elisi (avenue des Champs-Elysées), devastato dai danni e dai saccheggi che milioni di persone hanno intonato uno slogan semplice, ma promettente : «révolution».Per quel che riguarda le interviste, l’idea è che diano qualche pista di riflessione e che mostrino come degli anarchic* hanno partecipato al movimento dei Gilet gialli in diverse regioni del territorio controllato dallo stato francese. Sono provocatorie perché le posizioni e le analisi presentate sono varie e a volte in contradizione le une con le altre. In ogni caso, le interviste ci invitano a partecipare all’azione insurrezionale, e affermano che di fronte alla violenza quotidiana di uno Stato che si crede onnipotente, la passività e il pacifismo non sono delle opzioni valide. Esse non hanno per obiettivo di creare delle posture rigide rispetto al movimento attuale, ma servono per alimentare le riflessioni, rinforzare le lotte e mostrare come degli anarchic* possano partecipare/intervenire in una dinamica insurrezionale, e rivoluzionaria, ma confusa per quel che riguarda le prospettive politiche. Realizzate per mail fra inizio febbraio e inizio aprile 2019, le interviste sono anche delle foto istantanee di un movimento che va a momenti, vince e perde con intensità diverse secondo i periodi, e che sembra più imprevedibile che le mobilitazioni/movimenti conosciute/i dall’Esagono negli ultimi decenni. Abbiamo fatto la scelta di pubblicarle cosi come le abbiamo ricevute. Sono state realizzate per iscritto, e abbiamo per esempio deciso di lasciare la scelta a ciascun* di feminizzare/rendere neutro/de-genderizzare le parole. Inoltre, abbiamo una grande quantità di documenti digitalizzati riguardo al movimenti dei Gilet gialli (volantini, testi, foto, poster, video…). Questi archivi sono in corso di costituzione e sono condivisibili. Se siete interessat*, scriveteci ! Idem per quel che riguarda la traduzizone dell’opuscolo. Una versione portoghese é work in progress, e forse anche in spagnolo. Se avete voglia di tradurre la brochure in altre lingue, contatattateci!

Paris-periferia e Porto Alegre, 10 aprile 2019

Enkapuzado & Zanzara athée.

Gilet Neri – Kway Gialli PDF1

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