Integrazione in previsione degli incontri sul G20 di Amburgo a cura dei/le compagni/e tedeschi/e Pt. 1

Cari compagni/e,

vogliamo inviarvi queste considerazioni e parlarvi a proposito delle discussioni che alcuni hanno avuto dopo la rivolta contro il summit G20 in estate e darvi qualche informazione sui recenti sviluppi.

Per spiegare meglio la posizione dalla quale parliamo, possiamo dire che siamo un circolo informale di anarchici che sono stati attivi ad Amburgo durante gli ultimi 10 anni. Non abbiamo partecipato a nessuna organizzazione o mobilitazione ufficiale contro il G20, ma ci siamo organizzati autonomamente nel nostro quartiere prima del summit e con i nostri compagni e compagne ci siamo preparati per lottare nelle strade.

Prima di tutto, è buono sentire che c’è un’attenzione internazionale riguardo alla repressione dopo la rivolta contro il G20. Per noi il G20 era un altro progetto di potere nella nostra città contro il quale ci siamo organizzati e siamo intervenuti, un passaggio tra i molti nello sviluppo della città dei ricchi. Ma sicuramente la sua dimensione era maggiore rispetto a quella a cui siamo abituati. E siamo contenti che alla fine tutto si sia tramutato in una situazione che pensiamo abbia le caratteristiche di una rivolta. Abbiamo spiegato più concretamente parte del contesto di Amburgo nel quale il complesso dei summit del G20 e del OSZE (e la resistenza contro di essi) dovrebbe essere visto. (1) (2)

Pensiamo che ora vorremmo condividere qualche pensiero sulla repressione e cosa significa per noi.

Repressione e Media

Riguardo alla repressione, ci sono diversi aspetti di essa. Subito dopo la rivolta e anche durante c’era un’enorme onda persecutoria da parte dei media.

Niente di cui sorprendersi, ma di una certa nuova qualità. E’ ed è stato ancora importante vedere come i media servono il potere nella produzione di immagini e alimentando la paura delle persone con la loro retorica. Nel caso della rivolta contro il G20 hanno parlato di guerra civile e paragonato Amburgo ad attuali scenari di guerra. Questa atmosfera è stata riprodotta parecchio nei social network e abbiamo potuto sperimentare il potere della loro manipolazione ad un alto livello.

Per esempio si arriva al punto che anche persone che hanno una propria analisi della situazione riproducono le bugie dei media a proposito di certi eventi.

Così alla fine le persone hanno creduto ai media invece di parlare con altri ribelli che avevano effettivamente preso parte agli eventi nelle strade. Questo fatto ha avuto anche un grande impatto sui dibattiti o non-dibattiti dopo la rivolta.

Ci sono state, per esempio, alcune persone dei gruppi autonomi (che si sono presentate come portavoce) che si sono apertamente distanziati da parti della rivolta attraverso i media riproducendo completamente le loro bugie altrettanto che le loro analisi. Condannando gli scontri e i saccheggi come violenza irresponsabile e senza senso e buttando merda alle spese degli arrestati, è stato piuttosto chiaro che l’atmosfera mediatica servirà ai giudici per condannare i prigionieri nella maniera più pesante possibile. C’è voluta qualche settimana prima che anche nell’opinione pubblica si iniziasse a mettere in discussione le storie della polizia e dei media.

Pensiamo che è stato ancora una volta una prova molto chiara di come noi necessitiamo di una propria comunicazione indipendente (assemblee, poster, pubblicazioni…) e di come i media siano uno strumento del potere che non sarà mai convertibile a nostro favore. In Germania è sfortunatamente evidente il fatto che parti del movimento anti-autoritario non hanno una posizione chiara contro i media.

Nei prossimi giorni sperimenteremo ancora una volta la vera faccia dei media.

Dopo due ondate di perquisizioni (la prima contro saccheggiatori, la seconda contro comunisti che erano stati brutalmente arrestati al G20) il gruppo investigativo speciale “Schwarzer Block” ha pubblicato le foto di rivoltosi e ha iniziato una pubblica caccia all’uomo nel dicembre 2017.

Faccia a faccia con lo stato di Polizia

Nei 6 mesi di preparazione del summit G20 lo stato ha provato a tenere una linea che fosse compatibile tra l’installazione di enormi apparati di controllo e dall’altro lato cercare di mantenere un’immagine liberal-democratica promettendo alle persone tutta una serie di menzogne come quella che non si sarebbero nemmeno accorti del summit e che non avrebbe avuto un serio impatto sulla città. Sembra che un bel po’ di persone capiscano che questa è una bugia gigantesca. Specialmente dal momento che erano avvenute azioni . dirette già dall’autunno 2016 e che il potenziale conflittuale era notevole. Così dopo molti altri interventi contro l’imminente summit, la militarizzazione dei quartieri e pubblici dibattiti su cosa c’era da aspettarsi, la polizia annunciò che avrebbe portato tutto ciò di cui disponeva e che, nel caso, lo avrebbe usato.

Il fatto che una città militarizzata piena di completi apparati di polizia non ha potuto prevenire la perdita di controllo e impedire la rivolta dovrebbe essere un fatto interessante per noi.

Un punto nell’analisi di ciò potrebbe essere il loro obbligo di assicurare il programma ufficiale del summit e dei suoi partecipanti che li ha portati ad abbandonare certi fronti caldi per un bel po’ (come è successo a Sternschanze).

Anche la loro perdita di una visione complessiva di tutti i diversi interventi, avvenuti in parte simultaneamente, li ha costretti a correre da una parte all’altra.

Per noi come anarchici locali possiamo dire che ci siamo fidati delle nostre esperienze e della conoscenza del territorio ed è funzionato bene. Certamente ci sono tutta quella serie di pensieri su come sarebbe stato possibile espandere la situazione, ma questa è un’altra grande domanda di cui si dovrebbe parlare in un altro momento.

Anche oggi un gruppo investigativo speciale composto da centinaia di poliziotti, pur lavorando tutto il tempo nell’investigare la rivolta, sembra piuttosto disperato. Sembra un problema per loro essere legati alla loro burocrazia e all’immagine pseudo-democratica, come abbiamo anche visto in un sacco di processi ora.

Relativamente poco materiale è veramente utilizzabile contro gli accusati dal momento che da un certo punto c’era solo caos nelle loro strutture. Inoltre alcuni sono ovviamente casi spettacolari per servire i desideri di vendetta di media e politici, ma non reggeranno al prossimo più alto grado di giudizio.

Ma non dimentichiamo che ci sono migliaia di video e foto provenienti dai social media che in futuro saranno utilizzati per la caccia all’uomo. Quest’estate la polizia ha creato una piattaforma per permettere a cittadini infami di caricare foto e video direttamente sul sito della polizia.

Questo sviluppo della cultura della collaborazione attraverso la tecnologia dovrebbe essere tenuto in considerazione nelle nostre discussioni.

Carcere e processi

Dopo la rivolta è stata avviata una grande assemblea sotto il nome “United We Stand”. Comprende tutti i tipi di gruppi politici di Amburgo. Ci sono differenti gruppi nell’assemblea che si occupano di differenti aspetti inerenti il supporto ai prigionieri. Inoltre organizzano una mobilitazione nei pressi di una delle prigioni ogni prima domenica del mese. Riguardo a ciò viene svolto un buon lavoro.

Ovviamente ci sono molti tipi di interventi di solidarietà che sono indipendenti da questa assemblea (attacchi, poster, discussioni…).

Ma il dibattito su “come essere in solidarietà e con chi” non è mai stato capace di giungere ad un punto per via della diversità dei gruppi che partecipano all’assemblea.

Questo aspetto è una delle circostanze più negative di cui parlare.

Sfortunatamente il ricatto dello stato tenendo i prigionieri in custodia ha funzionato molto bene nel contesto della persecuzione mediatica. La giustizia ha iniziato un accordo non-ufficiale che si è diffuso tra i prigionieri.

Se i prigionieri si dichiarano colpevoli e si scusano possono ricevere una condanna con la condizionale e abbandonare la prigione. Con questa strategia sfortunatamente un bel po’ di prigionieri hanno preso le distanze dalla rivolta favorendo l’immagine mediatica dei rivoltosi ubriachi e senza senso che non sapevano manco dove fossero. Anche se la posizione di alcune persone è sostenere che mentire alla corte è solo una strategia per uscire di prigione il prima possibile, pensiamo che sia triste non essere stati capaci di convincere rivoltosi accusati a rifiutare la partecipazione ai processi e fare affidamento sulla solidarietà.

Per il momento il primo grado di giudizio contro i prigionieri sta giungendo alla fine. Ma ci saranno ancora tanti processi contro chi è stato arrestato e poi rilasciato poco dopo. Inoltre vedremo come la pubblica caccia all’uomo attraverso le foto si svilupperà.

Una delle cose più importanti dopo grandi momenti di lotta come questo dovrebbe risiedere nell’usare l’esperienza acquisita nelle nostre prossime lotte contro il potere. Prendiamo tutti questi momenti come riferimento per i nostri prossimi percorsi. Sia per quello che riguarda le esperienze di aver combattuto nelle strade sia per quello riguarda le esperienze di prigione e repressione, e anche certamente le relazioni formate sia dagli errori che dalle vittorie.

Saluti in solidarietà

Alcuni anarchici di Amburgo

Dicembre 2017

Fonte: roundrobin

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