Genova [Italia]: Incendiato veicolo Eni

“Noi attacchiamo solo per noi stessi, per fare e rifare un’esperienza intima del rifiuto di questo mondo. Il senso e la consistenza delle nostre vite emergono solo in questi pochi secondi” [1]

Il principale motivo che ci spinge a metterci in gioco, in prima persona, senza farci mettere le spalle al muro dalla paura delle possibili conseguenze repressive, è la consapevolezza che non siamo liberi. Anche se fuori dalle mura di uno schifosissimo carcere, viviamo in un mondo realisticamente paragonabile ad una galera a cielo aperto. Le catene che indossiamo sono in parte accettate come normali necessità, dai più sono percepite alla pari, se non ancora più indispensabili, dei bisogni fisiologici, vedi l’utilizzo di computer, smartphone, mezzi di trasporto… Queste catene ci vengono imposte dall’alto di quello che si rivela sempre più somigliante al “grande fratello” di Orwell. Chi governa sa benissimo di aver svolto un notevole lavoro in termini di distrazioni di massa, bisogni indotti e confusione architettata ad arte per far sì che anche gli oppressi puntino ad essere oppressori, individuando il nemico in chi si trova nel gradino più in basso.

Lo stato sappia che, nonostante tutto, ci saranno sempre individui che non accetteranno il loro delirio di onnipotenza, che non potranno fare a meno di sentire il peso delle catene e di conseguenza si organizzeranno per distruggerle. Così è stato fatto con un’auto Eni.

Eni è l’azienda con fatturato più alto in italia e gioca un ruolo fondamentale nell’economia mondiale per esportazione di gas e petrolio. Si assicura i suoi proventi macchiandosi del sangue di migliaia di civili, collabora attivamente con le milizie libiche che proteggono i suoi pozzi petroliferi, le stesse che gestiscono lager dove ogni giorno vengono praticati stupri, torture e uccisioni. Come succede anche in italia, Faisal Hossai, ragazzo bengalese di 32 anni è morto a inizio luglio dentro il Cpr lager di torino. Attaccare eni significa attaccare lo stato italiano e i suoi interessi economici.

Prerogativa nostra è attaccare strutture, mezzi e chiunque alimenti e difenda la repressione, facendolo nell’informalità, godendoci attimi di gioia che sono indispensabili per uscire dalla rassegnazione della vita quotidiana. I modi per attaccarli sono svariati, lavoriamo di fantasia e astuzia.

Morte agli oppressori!
Viva l’internazionale nera!
Fuoco ai lager ai cpr alle galere!

Solidarietà a tutti i prigionieri anarchici

Fonte: Anarhija

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