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Cronache dallo Stato di Emergenza n° 9 – Foglio murale dal Trentino

La voce del padrone

Qualche settimana fa, il presidente di Confindustria Trento Fausto Manzana, nel presentare il «Report Sostenibilità», ha affermato la necessità di rilanciare l’economia garantendo il rispetto dell’ambiente: «Ma questa priorità – ha aggiunto – non può prescindere dal prendere atto che le grandi opere debbono essere realizzate, sia a livello nazionale, per connettere meglio il nostro Paese con il resto dell’Europa, che nella nostra Provincia». Facendo poi esplicito riferimento alla Valdastico (con lo sbocco a nord), alla terza corsia di Autobrennero, alle tangenziali di Trento e Rovereto, alle opere collegate al Tunnel del Brennero. Che il capo degli industriali, nel pretendere di realizzare Grandi opere dall’impatto disastroso sul territorio (e sui cambiamenti climatici), parli di sostenibilità e di rispetto per l’ambiente è indicativo di come logica del profitto e asservimento del linguaggio procedano sempre di pari passo. Senso del limite, coinvolgimento delle popolazioni, cambiamento negli stili di vita, ripensamenti suscitati dalla quarantena e le altre storielle con cui gli opinionisti ci hanno intrattenuto sui giornali, in televisione o alla radio durante le scorse settimane di arresti domiciliari? Eccole riassunte da Manzana: «Sarà la ricerca a trovare soluzioni, sarà il mercato a trovare la strada».

Il lavoro dei servi

E la ricerca le risposte le trova, eccome se le trova. Con un piccolo dettaglio: mai interrogarsi sul senso delle domande. L’impatto dei gas serra ci sta portando al collasso ecologico. Fermiamo la corsa? Macché. Proviamo con la “Gestione della Radiazione Solare” (Srm), ossia con l’iniezione tramite aerosol di solfati nell’atmosfera per deflettere parte dei raggi solari nello spazio e contrastare così il surriscaldamento globale. Il surriscaldamento provoca l’acidificazione degli oceani, la quale a sua volta causa la distruzione della barriera corallina? Al Politecnico di Milano si è approntato un sistema per alcalinizzare artificialmente le acque, al fine di contenere gli effetti dell’emissione industriale di CO2.

Monitor

La guida TV che viene distribuita settimanalmente insieme al quotidiano «l’Adige» è un piccolo esempio di come si possa riprodurre l’ideologia dominante anche in un simile formato. Seguendo l’aria che tira, nelle ultime settimane «Monitor» ha dedicato qualche articoletto al 5G, alle auto a guida assistita e a quelle a guida autonoma. In entrambi i casi, si segnala negli occhielli che queste formidabili innovazioni contengono delle «criticità» e sollevano «molti interrogativi». Cose di cui negli articoli, ben prodighi degli elogi più servili, il lettore non trova traccia. Scoprirà così, leggendoli, che con il 5G potrà scaricarsi un film sullo smartphone in pochi minuti, ma non – neanche per sbaglio, nemmeno con la formula «i più maligni e prevenuti sostengono…» – che verrà sorvegliato ovunque né che avrà molte più probabilità di beccarsi il cancro. Della auto a guida autonoma apprenderà che gli permetteranno di «leggere, mangiare, guardare la tv, telefonare e – perché no – dormire». E i molti interrogativi? Richiedono città informatizzate disseminate di sensori, condizionano tragitti, soste, acquisti, polizze assicurative, ampliano la cattura delle nostre vite da parte di giganti come Google… No, eccoli «i molti interrogativi»: «occorre che le vetture dimostrino di essere sicure al 100% e su questo fronte la strada da compiere è ancora lunga».

«Non permettiamo al mondo senza contatto di instaurarsi»

Con questo titolo – il sottotitolo è Appello al boicottaggio dell’applicazione Stop-COVID19 – è uscito qualche settimana fa in Francia un testo sottoscritto da qualche decina di persone, associazioni e collettivi. Vale la pena di riportare alcuni degli inviti con cui tale appello si conclude:

«In questi giorni, sembra che molte persone lascino il proprio smartphone a casa quando si allontanano dal proprio domicilio. Invitiamo alla generalizzazione di questo genere di gesti e al boicottaggio delle applicazioni private o pubbliche di tracciamento elettronico. Più in generale, invitiamo ciascuno e ciascuna a riflettere seriamente sulla possibilità di abbandonare il proprio telefono intelligente, e di ridurre in modo massiccio il proprio uso delle tecnologie di punta. Torniamo finalmente alla realtà».

«Invitiamo le popolazioni a informarsi sulle conseguenze economiche, ecologiche e sanitarie del dispiegamento pianificato della rete chiamata “5G”, e ad opporvisi attivamente. In modo più ampio, invitiamo ciascuno e ciascuna a informarsi sulle antenne di telefonia mobile che esistono già, e ad opporsi all’installazione di nuove antenne-ripetitori».

«Un’altra battaglia essenziale per l’avvenire della società è il rifiuto della scuola digitale. Il periodo critico che stiamo vivendo è messo a profitto per normalizzare l’insegnamento a distanza tramite Internet, e soltanto una vigorosa reazione degli insegnanti e dei genitori potrà impedirlo. Malgrado tutte le critiche che si possono fare da diversi punti di vista all’istituzione scolastica, il periodo attuale dovrebbe illustrare agli occhi di molti che è sensato imparare stando insieme e che è prezioso per i bambini essere in contatto con degli insegnanti in carne ed ossa».

«… Alcuni di noi denunciano da anni l’informatizzazione del lavoro; è evidente che l’estensione del telelavoro obbligatorio è un processo da arginare con nuove forme di lotta, di boicottaggio, di diserzione».

Proprio adesso

«Proprio adesso che internet e smart working sono così importanti», si è lamentato il sindaco di Rovereto dopo che degli anonimi, nella notte fra il 14 e il 15 maggio, hanno sabotate cinque (o sei, non si capisce) cabine per l’interscambio delle telecomunicazioni. Sarebbero state forzate le casette in lamiera e tagliati i fili che portano la linea alla cabina e dalla cabina alle case. Il “blackout” avrebbe coinvolto duemila utenze, portando in città “un mezzo esercito di tecnici” per ripristinare il servizio, il che dovrebbe richiedere una settimana di lavoro. «Liberiamoci dalle gabbie tecnologiche», una delle scritte lasciate dagli anonimi sabotatori.

Ottanta anni fa, qualcuno…

Giaime Pintor, intellettuale antifascista morto a ventiquattro anni dilaniato da una mina tedesca, scriveva negli anni Quaranta: «Oggi in nessuna nazione civile il distacco tra le possibilità vitali e la condizione attuale è così grande: tocca a noi dichiarare lo stato di emergenza». Oggi che la morsa – tra la produzione industriale di disastri ecologico-sanitari e le soluzioni tecnologiche che ne aggravano gli effetti – ci sta stritolando, tocca a noi rendere effettivo lo stato di emergenza.

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