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Bruxelles: Sulla profanazione di una quarantina di schermi pubblicitari

You know ? I don’t believe there’s such
A thing as TV. I mean –
They just keep showing you
The same pictures over and over

Laurie Anderson – Language is a virus (from outer space)

Il 16 dicembre, nel tardo pomeriggio, circa 40 schermi pubblicitari nelle strade di Bruxelles hanno smesso di incitare al consumismo; gli apparecchi sono stati piratati. Le strade della città sono state illuminate da una luce diversa.

Con un odio mal celato, ci siamo abituati all’apparizione di ogni sorta di dispositivo pubblicitario nelle strade delle nostre città, il loro bagliore si avventa su di noi mentre cerchiamo di sfuggire alla loro richiesta di attenzione, ignorando la loro presenza.

Abbiamo imparato a limitare il loro impatto tossico sulla nostra percezione individuale, a filtrare il linguaggio manipolativo che usano per sedurre le persone e indurle a consumare.

Tuttavia, i loro meccanismi malati ci riguardano tutti, riguardano le nostre città e le nostre vite; la pubblicità è uno dei pilastri principali del capitalismo di piattaforma, che alimenta gli imperi di Google, Facebook e di tutte le altre società di social media.

Naturalmente, la loro nocività come forza globale va di pari passo con la loro tossicità individuale. La pubblicità studia e sfrutta i comportamenti e le debolezze dei suoi potenziali “bersagli”, nutrendosi e contribuendo ad altre strutture di merda della società, dal rafforzamento dell’oppressione sistematica e del sessismo, allo sfruttamento delle dipendenze, delle ossessioni e dei traumi, il tutto in nome del profitto.

Questo cocktail di violenza visiva sta raggiungendo un nuovo livello di intensità, con schermi illuminati che occupano sempre più spazio nelle nostre città. Con i loro metodi subdoli, il duo-polio Clear Channel e JCDecaux ha convinto, con estrema facilità, i politici della nostra città a permettere loro di vomitare ogni giorno davanti a milioni di abitanti l’intera industria pubblicitaria marcescente, in cambio di una pensilina “gratuita” per gli autobus o di un punto di noleggio biciclette.

La pubblicità definita come “digitale esterna” (DOOH – Digital Out Of Home) porta questi computer in ogni angolo delle nostre strade, in modo che possano contribuire al passaggio alla sorveglianza commerciale, la cosiddetta “smart-city”.

Mentre le telecamere interne degli schermi prossimamente saranno rimosse, ora si sta pensando di includere un sistema per tracciare gli smartphone dei passanti, per studiare il loro comportamento e dare loro una pubblicità di tipo mirato. Gli schermi pubblicitari stanno letteralmente diventando la facciata di una rete di informazioni e denaro che confluirà nelle tasche e nei desideri della gente.

È ormai impossibile ignorarli. Contro questa occupazione militare dei nostri spazi visivi e immaginari, mercoledì pomeriggio scorso si è svolta un’azione, durante la quale 45 schermi di Clear Channel sono stati sovvertiti, e il loro stock di immagini è stato mandato in secondo piano, fino all’intervento dell’azienda il giorno successivo.

Gli autori hanno deciso di non imitare il linguaggio della pubblicità, e invece di scambiare le proprie grida con quelle degli inserzionisti, hanno trasformato questi schermi in superfici di scrittura collaborativa (etherpad).

Su ognuna di queste superfici di scrittura, i vari partecipanti e i passanti potevano, fino a notte fonda, lasciare un testo da leggere (o ignorare!), cancellando o modificando quello delle pubblicità.

Diverse persone si sono unite nella riappropriazione festosa di queste porzioni di spazio pubblico occupato, giocando con la parola scritta, rispondendo l’una all’altra con segmenti di testo, scrivendo slogan e citazioni.

Questa azione gioiosa ci ricorda che possiamo sempre prendere iniziative contro le infrastrutture di oppressione, che a volte sembrano intoccabili e fuori portata. E che in ogni dispositivo black-box c’è un computer che può essere profanato, il suo normale funzionamento sospeso, e le sue interconnessioni convertite per estendere la sua inoperabilità ad altri nodi della rete.

E anche che, con la nostra immaginazione, possiamo andare contro il presente in cui viviamo, e il futuro che costruiscono su di esso.…

Language ! It’s a virus !

Language ! It’s a virus !

Language ! It’s a virus !

Fonte: attaque.noblogs.org

Traduzione a cura di: Inferno Urbano