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Atene – “La paura, dapprima si incista nei nostri animi…”. Scritto delle CCF sulle carceri

“La paura, dapprima si incista nei nostri animi, per poi innalzare i muri delle loro carceri”

La provocazione… La fuga di Christodoulos Ksiros dalla prigione e il suo ritorno alla lotta armata.

Le numerose menzogne… Il monologo TV che descrive l’interno della prigione, facendola apparire come un film. “Terroristi che gestiscono le cose in carcere…”

“I membri delle CCF comandano i secondini”

“I terroristi celebrano l’Anno nuovo e progettano il piano di fuga.”

Il nemico… Costruzione del carcere all’interno del carcere, nome in codice “carcere di massima sicurezza, tipo C”.

La verità… Tutte le serrature del mondo non bastano a rinchiudere la nostra ferma decisione di rimanere nemici dell’autorità fino alla fine…

I. La propaganda diventa pratica

I giornalisti, come possessori dell’unica verità, seguendo gli ordini dell’autorità, hanno in questi ultimi mesi creato un’atmosfera di terrore. Un copione televisivo della “verità” che parlava di “terroristi assetati di sangue”, arricchito con una taglia provocatoria di quattro milioni di euro per ogni aspirante informatore che avrebbe contribuito all’arresto delle persone ricercate. Dietro a questa comunicativa marea di menzogne, la verità della repressione fece la sua apparizione.

La propaganda è seguita dall’azione…

La campagna di polizia iniziò con numerose irruzioni nelle case dei compagni e altre individualità del movimento anarchico. Nello stesso tempo l’isteria del terrore si era già estesa ed era quindi il momento giusto per testare la proposta dell’avvio della Guantanamo greca. Una Guantanamo che le autorità in primo luogo mirano ad applicare nella prigione di Domokos, e poi in tutte le altre prigioni, e poi ovunque, sulle strade, nelle piazze, nelle menti e nei animi delle persone. Perché, difatti, questo è l’obiettivo.

L’ex giudice fascista, alla guida del Ministero della giustizia, già sta tirando i fili, mirando al consenso o addirittura all’applauso del pubblico TV.

II. L’isolamento dell’ oblio

Il carcere di massima sicurezza non vuol dire solo più sbarre e cemento più spesso, per nascondere il sole. Non è solo un veleno legale che uccide lentamente e costantemente la vita dei detenuti.

E’ un esperimento di amnesia. Una procedura scientifica, in modo che i detenuti dimentichino e vengano dimenticati.

L’incremento del limite della pena, il divieto dei permessi, l’isolamento sensoriale eliminando e riducendo i contatti umani con i nostri cari, mira a farci dimenticare che esiste la vita. Una vita che va oltre i muri del cortile carcerario. E nello stesso tempo ci stanno seppellendo nelle tombe di cemento di massima sicurezza, cercano di sconfiggerci con l’oblio.

Più specificamente, vogliono rinchiudere l’esperienza della guerriglia armata, per disconnetterla dalla realtà e cancellarla, sia come storia che come esperienza. E ogni cosa che viene dimenticata è destinata a morire…

III. Il potere ama dividere

27 marzo 2014 il prigioniero Ilia Kareli è stato ucciso, alcuni giorni dopo aver accoltellato un secondino.

Kareli è stato picchiato a morte dagli sbirri e secondini. Non è il primo e non sarà l’ultimo che viene rilasciato dalla prigione in una bara. Il suo caso semplicemente non poteva essere nascosto dietro scuse e menzogne.

Perché tutti sanno che quel carcere, a suo modo, è un reame della morte. La morte governa il carcere, certe volte in maniera lenta e quotidiana attraverso psicofarmaci e droghe e le bianche pagine del diario, e altre nella forma di statistiche burocratiche, mancanza di personale medico e vicoli cechi all’interno delle quattro mura.

Contemporaneamente la paura governa le carceri, con la divisione come sua alleata. La punizione della massima sicurezza divide i detenuti. Esistono detenuti pericolosi-insubordinati e quelli obbedienti, i “buoni”, i volenterosi collaboratori dei carcerieri e dell’accusatore. Questo non è niente di nuovo, ma adesso è ufficiale. Il progetto di legge sulle prigioni di massima sicurezza è chiaro. Il prigioniero che aiuterà con l’informazione a prevenire “l’azione terrorista” o ad arresto del “terrorista” godrà delle premure dello Stato, cioè sarà rilasciato e incluso nel programma di protezione dei testimoni. Il veleno del sospetto percorre gli ambienti del carcere. I lacchè hanno un nuovo stimolo, dato che lo Stato li può ricompensare con la sua propria versione della “libertà”. Però esiste qualcosa di peggio dei lacchè. Il nuovo carcere di massima sicurezza funziona come un disincentivo. La legge è chiara. Se l’accusatore considera che un prigioniero è “pericoloso”, indifferentemente dal “reato”, può automaticamente essere caratterizzato come prigioniero di Tipo C e trasferito al carcere di massima sicurezza.

Cosa possiamo leggere tra le righe? Che chiunque rivendichi un minimo di dignità dentro il carcere, protestando contro le condizioni di vita o opponendosi al comportamento offensivo dei secondini, può essere caratterizzato come un “problema”. Così, ora c’è un deposito per tutti i “problemi” fastidiosi. Questi depositi hanno un nome… sono le carceri di massima sicurezza.

In questo modo i responsabili delle carceri cercano di far sprofondare i detenuti nell’indifferenza e passività. Non c’è ancora di salvezza per questo inabissamento, solo delusioni che trovano rifugio nel silenzio.

IV. Dalla teoria all’azione

Non ci piacciono le analisi fine a sé stesse. Noi vorremo spezzare la superficie del problema e cercare la sua distruzione.

E’ un fatto ben noto che la Democrazia è un pugno di ferro nel guanto di velluto. Adesso che il guanto di velluto è logoro rimane solo il ferro. L’autorità al suo completo ha esaurito le promesse e l’unica cosa che rimane sono minacce e punizioni. Al di sopra dei resti del paradiso consumistico, delle felicità mediocri, della piccola proprietà e del possedimento degli oggetti, si erge il Partito della Legge e dell’Ordine. L’autorità dice “quelli che non posso ingannare, perlomeno intimorirò…”. E così la paura governa. La Cospirazione delle Cellule di Fuoco ha espresso chiaramente le proprie intenzioni. Al terrore si risponde con il terrore. L’unico modo per dissipare la paura e la sua tirannia è di trasferirla sul terreno del nemico. La guerriglia armata anarchica attraverso le cellule d’affinità autonome, che certe volte s’incontrano nella rete informale della FAI e certe altre no, è la nostra risposta all’autorità.

Ovviamente, per noi che viviamo sul terreno della detenzione esistono poche scelte, e spesso sono chiuse. Ma è nella difficoltà che giace la bellezza della lotta.

Finché noi creiamo “i nostri giorni” ci ritroviamo spesso nel livello intermedio della lotta. Come oggi, quando questo testo venne scritto, ci sono proteste in quasi tutte le prigioni in Grecia contro il progetto di legge fascista sulle prigioni Tipo C (rifiuto di essere rinchiusi a mezzogiorno, raduno dei prigionieri nel cortile urlando gli slogan, astensione dai pasti etc.).

Siamo coscienti della contraddizione che esiste nelle proteste all’interno della prigione. Per dirla in parole povere, per noi anche un carcere dorato resta sempre un carcere. Noi non vogliamo il miglioramento delle condizioni di vita nel carcere, ma la distruzione della prigione in quanto tale. Ovviamente, le lotte intermedie non possono né esprimerci pienamente né contenere la quantità di odio che sentiamo contro le prigioni. Ma nello stato di prigionia anche questi brevi momenti di destabilizzazione rudimentale del normale funzionamento del carcere rappresentano, forse, dei respiri necessari per mantenere in vita la nostra promessa, che “i nostri giorni arriveranno…”.

V. Per la.. Nuova Atlantide

Sappiamo che ogni giorno numerose azioni d’insubordinazione si incontrano, nel desiderio di distruggere questo mondo d’autorità. Attraverso le rovine dello Stato e della Società un nuovo territorio inesplorato può sorgere, non in termini geografici, ma con la libertà illimitata. In questa nuova Atlantide non ci sarà neanche un centimetro di terra per le prigioni e per i carnefici. Oggi, dalle carceri della Grecia mandiamo forza e solidarietà ai fratelli e alle sorelle detenute in tutto il mondo. Separatemene vogliamo menzionare Nicola e Alfredo (racchiusi per un’azione della FAI) nella sezione speciale del carcere italiano, dove la loro posta è censurata e il loro testi sequestrati dalla polizia del… pensiero.

Compagni, siamo sempre con voi.

L’AZIONE SOSTITUISCE LE LACRIME

NIENTE MENO DI TUTTO

Cospirazione delle Cellule di Fuoco FAI/IRF

I Membri Detenuti della Cellula

Prigione di Korydallos

03/04/2014

Fonte: Croce Nera Anarchica