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Atene [Grecia]: Dichiarazione dell’anarco-comunista Tasos Theofilou (06/2017)

Inizierò la mia dichiarazione chiarendo ancora una volta che nego le accuse di cui sono accusato.

Esistono due tipi di realtà. Quella vera, e quella presentata come tale al processo di primo grado. La realtà vera e la storia del dipartimento anti-terrorismo, che ha selezionato alcuni fatti reali per poi ridefinirli in base ai pregiudizi, alle loro ossessioni o ai risultati che volevano ottenere, combinandoli non solo arbitrariamente, ma anche con avvenimenti immaginari.

L’anti-terrorismo ha creato una favola talmente completa, che hanno incluso anche un Drago nella forma di magistrato d’appello (nota: il nome del magistrato era Drakos, che in greco vuol dire drago). C’è dell’ironia in tutto questo. Una contraddizione nell’accusa. Un filo comico e uno tragico che collegano le azioni attribuitemi. L’aspetto comico riguarda la mia partecipazione nelle CCF, mentre quello tragico si riferisce al mio coinvolgimento in un omicidio. Uccidere una persona per il mio codice ideologico è una cosa che non ha valore, come lo ha per il codice penale (tranne quando parliamo di esecuzioni politiche, che in questo caso non sono valutate in un contesto morale, ma in quello storico-politico). Al contrario, non penso che essere accusati di partecipazione in un’organizzazione anarchica sia una cosa senza valore, lo trovo comico solo dal punto di vista delle discrepanze nelle vostre analisi.

La dottrina di Legge e Ordine in Grecia riflette la sfera politica nel campo di repressione criminale, dove le responsabilità e le conseguenze della crisi economica sono passate dal capitale al lavoro e dai ricchi ai poveri, che vengono eventualmente accusati di avidità e di essere responsabili della crisi perché “hanno vissuto sopra le propria possibilità” per tanti anni.

Il discorso del potere non rappresenta la crisi come risultato di ristrutturazione e inerente al capitalismo, che causa sovra-accumulazione, ma come risultato di avidità e di pigrizia della classe lavorativa, e forse di qualche fallimento del personale politico, portato ad un malgoverno “populista” per soddisfare l’avidità dei lavoratori. Abbiamo sentito addirittura dare la colpa alle proteste politiche per il collasso dell’economia. Recentemente siamo stati testimoni delle critiche di Dendias, ex ministro di Ordine Pubblico, contro un giornalista del giornale nazionale “Kathimerini”, per non essersi identificato con la visione del giornale e che ha invece avuto l’audacia di credere che i motivi che portano i negozi del centro di Atene alla bancarotta non si trovano nelle proteste che avvengono.

C’è una focalizzazione sul movimento anarchico e una repressione emergente evidente dalle dichiarazioni dell’attuale leader dell’opposizione, Kiriakos Mitsotakis, e del ministro ombra di Ordine Pubblico, Maximos Harakopoulos, che utilizzano il termine spregiativo di “Exarchistan” riferendosi al quartiere di Exarchia, promettendo la fine del movimento anarchico e dell’area, se mai diventeranno un governo eletto. Loro non cercheranno la fine della Troika e dei memorandum, ma la fine dell’ambiente anarchico in Exarchia. Questo è la loro promessa pre-elettorale. Appoggiandosi a questi argomenti incoraggiano i loro elettori ad eleggerli al governo. Nello specifico, il signor Harakopoulos afferma che: “come è stato spiegato da Kiriakos Mitsotakis, la priorità della Nea Demokratia è soddisfare questa richiesta ampiamente condivisa”.

Si tratta di una richiesta di vecchia data della lobby Legge e Ordine per superare gli impedimenti e le garanzie dell’Illuminismo. Allora progrediremo verso un modello di giustizia meglio illustrato dal Giudice Dredd. L’anti-terrorismo controllerà l’intero processo giuridico, dall’arresto del sospetto fino al suo processo.

E’ sicuramente un onore attribuire una rapina agli anarchici perché durante l’atto gli autori non hanno rubato soldi dai clienti, ma anche l’ipotesi è imprecisa. Il signor Samios (cliente), parlando degli autori, aveva detto che si tratta di persone che sono state espulse dal sistema. Secondo me, questo punto della sua testimonianza è di massima importanza, anche se non li è stata data tanta attenzione come al fatto che i soldi dei clienti non sono stati rubati.

Penso che questo sopra rappresenta la parte principale che vale la pena spiegare. Quindi, ripeterò ancora una volta che non ho in nessun modo partecipato nell’organizzazione delle CCF o nella rapina su Paros. L’unica volta che ho incontrato un’arma da fuoco è quando sono stato bloccato nel mio tempio durante il mio arresto.

In conclusione, ripeterò ancora una volta che non ho commesso i crimini di cui sono accusato. Ma ho commesso un crimine che comprende tutti i crimini. Sono un anarchico. Nella guerra di classe mi sono schierato con gli esclusi e con i diseredati, i perseguitati, i dannati e i poveri, con i deboli e gli oppressi. Da una parte la mia carcerazione rappresenta un passaggio naturale di questa scelta, e dall’altra il carcere è un altro campo di lotta. Ma, se dopo tutto questo, dopo molti mesi e udienze, ancora credete che il seguente passo della legge anti-terrorsimo, che dice: “finalizzato a danneggiare seriamente un paese, seriamente intimidire una popolazione, seriamente danneggiare e distruggere le strutture costituzionali, politiche ed economiche di un paese”, possa meglio descrivere me e non la troika, allora tanto vale che mi dichiarate colpevole. E se credete che ho anche ucciso un cittadino disarmato sparando quattro volte a distanza ravvicinata, a sangue freddo o caldo poco importa, allora di nuovo potete dichiararmi colpevole.

Tasos Theofilou

Fonte: Act For Free