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Atene – A tutti coloro che continuano a lottare. «Contro la lotta del codardo: Una nota di forza per gli sfavoriti»

A tutti coloro che continuano a lottare. «Contro la lotta del codardo: Una nota di forza per gli sfavoriti»

La lotta è una traiettoria che funziona con o senza la speranza della vittoria. La lotta riguarda il mantenimento di una posizione, la difesa di una convinzione e il rifiuto di perdere l’integrità. La lotta è un’impresa rischiosa; emotivamente, psicologicamente e in molti casi fisicamente.

La posizione anarchica è di gran lunga la più combattuta di tutte le lotte politiche. Non possiamo valicare alcun confine per ottenere asilo, né rivolgerci ad un funzionario per avere protezione. Noi operiamo senza fiducia nell’ostentata matrice dei cosiddetti diritti della società. Lavoriamo senza un’aspettativa di vittoria, e siamo in accordo con un’affinità organica di desiderio e passione; piuttosto che con un’ideologia o un’organizzazione prestabilita.

La nostra rabbia è quella degli esclusi; quindi possiamo aspettarci di essere sprovvisti di risorse economiche. Lavoriamo verso l’impossibile, quindi possiamo aspettarci l’ira implacabile della razionalità del capitalismo, che mortifica la nostra speranza. Possiamo aspettarci la più completa forza repressiva da parte dell’esistente, poiché esortiamo al più radicale dei cambiamenti.

La polizia è fatta di codardi. Tutti i fascisti sono codardi. I fruitori e i difensori di questa tragedia conosciuta come il mondo moderno sono codardi. Tutti hanno il compito di rafforzare e preservare l’esistente. Sono sostenuti dalla società attuale e possono trovare conforto negli ingranaggi del sistema attuale che la conserva. Non sognano, e dimorano solo nel superficiale. Più di ogni altra cosa vogliamo evidenziare che non corrono rischi. Non si cimentano nella lotta, sono solo ostacoli alla lotta umana, e nemici dell’umanità in generale.

Ci sono molte definizioni di codardia. A nostro parere, vediamo il più patetico dei codardi tra coloro che si vantano di un comportamento privo di rischio. Non siamo mai impressionati da un murales in strada autorizzato, dipinto con il permesso delle autorità, ma ritroviamo sempre un profondo apprezzamento per l’arte vandalica che fiorisce all’ombra del rischio. Chiedetevi: siete colpiti da un gruppo di poliziotti che hanno picchiato un uomo, o dall’uomo che rischia la morte e il carcere per difendersi da quegli stessi poliziotti?

L’orgoglio della polizia e la prassi dei fascisti è imbarazzante. Quando scendiamo nelle strade, rischiamo tutto. Rischiamo la prigione e la morte. Rischiamo tutto senza avere niente. Noi ci muoviamo e lottiamo contro tutte le probabilità, e in mezzo a tutti i rischi. Il nostro orgoglio e la nostra prassi sono tra quelli che la polizia e i fascisti non potrebbero mai capire. Una mancanza di comprensione che si manifesta profondamente nella loro vergogna quotidiana; l’unica ragione per cui questa feccia può dormire la notte.

Avete mai visto qualcuno svitare una vite mentre sta trapanando? Trapanare una vite già fissata per nessun altro motivo se non per l’ossessione di rassicurarsi di ciò che già esiste? È un rumore volatile abbinato a un’azione imbarazzante. Un inno agli obiettivi senza cuore del fascista. Questo pazzo che cerca di trapanare sempre di più la vite è la mascotte del poliziotto, del patriota, del fascista.

Alla luce dei tempi terrificanti in cui viviamo e dei metodi usati per farli valere, vogliamo prenderci un momento per incoraggiare un apprezzamento per il nostro essere forti, trovando la vittoria in questo campo.

Gli anarchici prendono la strada scomoda, o la strada di per sé meno percorsa. Noi scegliamo la prigione invece di fare la spia. Scegliamo il rischio piuttosto che la comodità. Scegliamo le possibilità anziché le realtà coercitive.

Ritroviamo noi stessi all’interno di un amore e di una solidarietà comune tra gli esclusi, i repressi, gli oppressi, gli scontenti, gli affamati e i miserabili. Combattiamo fianco a fianco con gli sconosciuti ad un nemico comune, per strada o di notte. Soffriamo di delusione, ma non cediamo mai ai facili giudizi che il capitalismo incoraggia ad avere per poterci dividere (incolpare altri poveri per averti rubato il lavoro, ignorando i ricchi la cui posizione dipende dalla tua precarietà; abbiamo il sottile attributo di sapere sempre dove mettere la colpa in modo appropriato). Sfidiamo sempre noi stessi a crescere, combattendo il condizionamento della nostra mente da parte dell’esistente. Nessuna lotta autentica è pura e pulita, è una battaglia senza fine verso un sogno orientato dal desiderio e dalla convinzione. Non abbiamo mai conosciuto la vera libertà prima della realtà coercitiva propria di questa esistenza quotidiana, ma cerchiamo ciò che ci dicono i nostri cuori, non i nostri padroni.

Lo Stato, i suoi beneficiari e tutti coloro che lo difendono non capiranno mai cosa significa non essere codardi. Si riapproprieranno della nostra retorica per placare la natura ribelle di ogni uomo; ma è solo un altro atto imbarazzante. Non sono degni di rispetto. Benché abbiamo poche speranze, siamo orgogliosi del rifiuto di non cedere mai alla disperazione. Siamo orgogliosi nel sognare e nel rifiutare di accettare questo stratificato e terribile mondo che si impone alla terra e alla nostra umanità. A prescindere dalla vittoria o meno, dobbiamo ricordare che non siamo dei codardi. Loro lo sono.

Con amore, collera e rabbia,

Radiofragmata

Fonte: malacoda.noblogs.org