Aracne – Bollettino anticarcerario n.0

primo numero di aracne, bollettino anticarcerario. numero 0, firenze, ottobre 2018

Il carcere è un tritacarne che inghiotte vite umane, discarica più o meno temporanea per quelli che vengono considerati rifiuti umani dalla società, monito per tutti coloro che, per scelta o per necessità, si trovano ai limiti del recinto della legalità. Il carcere è concepito per essere un corpo estraneo alla società cosiddetta “libera”, ma ne riflette i valori, i conflitti, le contraddizioni, ed è a sua volta un laboratorio privilegiato (e quindi strumento) per la repressione ed il controllo degli individui. Il carcere, per esistere, ha bisogno di essere al contempo temuto e amato, da parte di chi non l’ha mai conosciuto “da dentro”: temuto, affinché la popolazione si guardi bene dal divincolarsi dalla legge e rimanga ben avvolta nelle sue spire, a tutto vantaggio di chi aspira a mantenere il potere. Amato, perché protegge, accudisce i cittadini separandoli dal “male” ; perché anche il solo pensare ad un’esistenza radicalmente nuova che non abbia bisogno di galere deve far paura; perché il carcere, per essere riempito, ha bisogno anche della collaborazione dei cittadini. Per essere temuto e amato, il carcere ed i suoi prigionieri sono avvolti nel mistero, nel silenzio dello sconosciuto e dell’inconoscibile, perciò l’unica narrazione consentita di ciò che succede al suo interno è quella del potere: dal ministro che blatera di nuove armi, assunzioni o riforme, ai sindacati dei secondini per i quali ogni pretesto è buono per lagnarsi della mancanza di fondi e organico. D’altronde, a chi davvero interessa l’opinione dei reietti che vi sono rinchiusi? Noi pensiamo che questo bollettino sia un primo passo per squarciare il velo di interessato silenzio che avvolge le questioni carcerarie, e vorremmo farlo dal punto di vista dei detenuti, confrontandolo con ciò che invece ci imbecca saltuariamente la narrazione ufficiale di regime. Per questo invitiamo i detenuti e le detenute che hanno voglia di dire la loro a scriverci: vorremo dare voce ai racconti di ciò che succede dentro, ai pensieri e alle opinioni rispetto a ciò che si vive, all’operato delle guardie, ai problemi ma anche ai momenti di ribellione, individuale e collettiva.

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